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Rischio default, la Grecia al bivio

Debito in scadenza il 5 giugno. Atene dichiara di voler pagare, ma l'ipotesi default rimane all'orizzonte.


di Alessandro Albana
Categorie: Esteri, Economia
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Continua il negoziato tra la Grecia e i suoi creditori internazionali. Rientrata l'ipotesi di insolvenza, ipotizzata ieri dal ministro dell'Interno greco Nikos Voutsis, le soluzioni sul tavolo restano ancora percorribili, ma le posizioni sono lontane. Atene deve onorare un debito di 1,7 miliardi entro il prossimo mese. Secondo l'economista Bracci, "è una scadenza critica".

È ancora impasse nell'estenuante trattativa che vede coinvolti il governo ellenico e i suoi creditori internazionali. Atene smentisce le dichiarazioni del ministro dell'Interno Niko Voutsis - che aveva dichiarato che la Grecia non avrebbe onorato il suo debito con il Fmi - e assicura di voler tentare ogni strada possibile per trovare le soluzioni necessarie. Per farlo, avrà tempo fino al 5 giugno.
Quella del 5 giugno è "una scadenza critica", spiega ai nostri microfoni l'economista Giacomo Bracci, perchè entro quella data "si potrà capire se la Grecia si trova di fronte alla strada del default o se potrà accedere a una nuova tranche di aiuti".

Ma se Atene non dovesse trovare i soldi, ufficializzando così la sua insolvenza, "si tratterebbe della prima occasione nella quale un Paese, che possiamo definire avanzato, si trova a non ripagare un debito verso il Fmi", continua Bracci.
Intanto, rileva l'economista, "l'annuncio fatto da Voutsis, a prescindere dalle smentite, è proprio quello che non c'è liquidità a sufficienza nelle casse del governo greco, e ciò significa che l'unica sua fonte di sostentamento riguarda i fondi che la Bce concede attraverso la finestra dell'Emergency Liquidity Assistance alle banche greche".
Non è la prima volta che nel governo ellenico emergono fratture politiche. Oltre alla smentita delle dichiarazioni di Voutsis, Syriza si è spaccata sull'opportunità di non saldare il debito con il Fmi - ipotesi respinta dal Comitato Centrale del partito con 95 voti contro e 75 a favore - e un mese fa il premier Alexis Tsipras aveva sostituito Varoufakis con Euclid Tsakalotos come capo della missione di negoziazione con il Gruppo di Brukelles, la ex Troika. Decisione che aveva scatenato non poche polemiche, nonostante Tsipras avesse assicurato "piena fiducia" al suo ministro delle Finanze.

Il nodo del contendere, ancora, riguarda l'avanzo primario, su cui la ex Troika punta a "raggiungere anche il 4 o 5%, mentre l'intento greco è di perseguire un avanzo primario che non superi l'1%", spiega ancora Bracci. Ma le quote di riferimento dei creditori presuppongono la riduzione dei salari e l'aumento dell'Iva, ipotesi che Atene dice di non voler percorrere. In questo quadro, prosegue Bracci, "sembra difficile che i creditori possano accettare di vedersi ammorbidire lo stesso piano che propongono".

In queste ore arriva anche l'avvertimento del capo del Fondo di Salvataggio Europeo Klaus Regling: "il tempo stringe - ha dichiarato - senza accordo, Atene non può avere altri prestiti e quindi rischia il fallimento".
Per giovedì e venerdì è previsto il G7 finanziario a Dresda. "A livello extraeuropeo - commenta Bracci - c'è l'interesse a interrompere l'auserity. Il mercato interno europeo è una fonte di domanda per il resto del mondo. I prossimi appuntamenti vedranno profilarsi una certa forma di scontro". Aperta rimane anche l'ipotesi della convocazione di un nuovo incontro dell'Eurogruppo sul negoziato greco.


Ascolta l'intervista a Giacomo Bracci

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