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Riot, vita o morte: intervista a Bifo sui fatti di Milano

Spunti di riflessione dopo quanto accaduto a margine del Mayday.


di Alessandro Canella
Categorie: Movimento
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Franco "Bifo" Berardi

"Dalla parte dei teppisti" è il titolo dell'analisi di Franco "Bifo" Berardi sul riot di Milano del Primo Maggio scorso. Ai nostri microfoni spiega il senso del suo intervento.

Ha fatto trasalire in molti, anche all'interno del movimento, quando hanno letto il titolo della sua analisi sul riot di Milano: "Dalla parte dei teppisti ". In realtà, Franco "Bifo" Berardi spiega subito ai nostri microfoni che si tratta di un "catching title", un titolo per attirare l'attenzione.
"Io ho voluto vestire i panni del medico e non quelli del giudice - racconta - perché il compito di un attivista o di un intellettuale è anzitutto quello di comprendere ed eventualmente trovare dei rimedi, non quello di giudicare".

Il fulcro del ragionamento di Bifo sta in una frase pronunciata da una manifestante nei recenti riot di Baltimora, seguiti all'ennesima uccisione di un afroamericano per mano della polizia statunitense. "Non si tratta di combattere per bianchi o neri, ma per la vita o la morte", ha detto ai microfoni di un giornalista la manifestante. Un concetto che Bifo riprende ed attualizza nel nostro contesto.
"Tutti noi continuiamo a leggere quello che accade - spiega - con gli occhiali del secolo scorso. La destra, la sinistra, la democrazia son tutti concetti che non significano praticamente più nulla. Democrazia è la parola più vuota di tutte quelle che possiamo sentire, perché non c'è più nulla che corrisponda a quella parola".

Per dimostrare lo svuotamento della democrazia, nel suo articolo, Bifo cita l'esempio dei referendum recenti, dall'acqua alla scuola, vinti eppure disattesi.
Per l'attivista, l'alternativa vera della generazione che sta emergendo si gioca intorno alla sofferenza, alla speranza di felicità che sembra impossibile, ad un'amicizia che non riesci a trovare, ad un desiderio erotico che si dissolve nella virtualizzazione, ad un bisogno di solidarietà che non riesce mai a concretizzarsi, perché sul posto di lavoro siamo concorrenti e mai compagni.
L'alternativa a tutto ciò, secondo Bifo, è una vita degna di essere vissuta, oppure il contrario: la morte.

Bifo sostiene che, dato l'accumulo delle sconfitte del movimento operaio, non ci sia oggi la possibilità di una politica progessiva. "Ci aspettano degli anni molto duri e pericolosi - afferma - occorre saperlo invece di raccontarci delle favolette. La guerra dilaga, il suicidio è cresciuto del 60% e il neoliberismo ha distrutto le condizioni stesse della solidarietà umana". Occorre quindi ripartire dalla congiunzione possibile tra l'intelligenza collettiva, la tecnologia e il tempo di vita.

"Il nucleo che il movimento operaio e quello studentesco hanno portato ad emergenza - conclude - è stato la possibilità di liberare la vita dal lavoro, ma non è stato tradotto in politica perché siamo stati infinocchiati da concetti come merito, lavoro e salario, che andrebbero buttati nella spazzatura e sostituiti con vita, cura e libertà: parole che ci permetteranno non tanto facilmente e non tanto presto di uscire dalla merda".


Ascolta l'intervista a Bifo

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