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Riforme costituzionali, Mineo: "Non voteremo questo testo, è una follia".

Ai nostri microfoni il senatore Corradino Mineo spiega le ragioni del no al ddl.


di redazione
Categorie: Politica
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Corradino Mineo

Il testo del governo sulle Riforme Costituzionali è al centro del dibattito nell'aula del Senato. I dissidenti del Pd si dicono pronti a votare contro il testo e a non seguire la linea maggioritaria del partito. Per Corradino Mineo "non può passare in Italia una follia per cui chi vinca le elezioni col 37% nomina Presidente della Repubblica e Corte Costituzionale".

Non arretrano di un passo i dissidenti del Pd sul ddl Riforme Costituzionali, in discussione in queste ore a Palazzo Madama. La fronda interna al partito di maggioranza, che vede tra i suoi capifila Vannino Chiti, Felice Casson e Corradino Mineo, ha fatto sapere che se il testo non sarà modificato in Aula è pronta a votare no. Il provvedimento, intanto, è stato rallentato da una pioggia di emedamenti - oltre 7000 - presentanti per la maggior parte da Sel, e da Fi, Lega e M5S. Circa 60 quelli provenienti proprio dal gruppo minoritario dei democratici, che non rinunciano alla prerogativa del Senato elettivo, alla base dell'emendamento Chiti, il quale durante il suo discorso a Palazzo Madama ha detto: "Non esiste una democrazia senza cittadini. Compito nostro dovrebbe essere non chiuderla in piccole stanze di addetti ai lavori. Stiamo imboccando in senso contrario l'autostrada sul senso della democrazia".

Corradino Mineo, giornalista e senatore del Partito Democratico, appartenente alla fronda dei cosiddetti dissidenti, spiega: "Le critiche che vengono da molte parti dell'Aula sono due: la scarsa legittimità di un Senato nominato da appena 1000 o poco più consiglieri regionali. Si sono impuntati sulla non elettività diretta dei senatori e hanno fatto un pasticcio, perché così i senatori saranno nominati con un accordo tra i partiti, insomma più partitocratico di così non si potrebbe". Il secondo problema, ancora più grave "riguarda il rafforzamento dei poteri del premier: cosa ne è dei diritti di tutti? Il Presidente della Repubblica, il garante, chi lo elegge? La Corte Costituzionale come fonda la sua autonomia? Se si guarda la legge elettorale approvata dalla Camera e la riforma del Senato che sta venendo fuori, ci si accorge che chi guadagna il 37% dei voti validi ottiene 340 deputati più 35 senatori, e così scatta il quorum per eleggere il Presidente della Repubblica. In questo modo - sottolinea Mineo - chi vince le elezioni con il premio di maggioranza sa non solo di essere il capo del governo, ma di poter eleggere il presidente della repubblica, che a sua volta nomina un terzo dei giudici costituzionali e un altro terzo lo nomina il Parlamento".

Su questi temi gli esponenti minoritari del Pd hanno tentato di convincere il governo a fare un passo indietro e correggere il tiro, senza riuscire tuttavia a ottenere risposte. A questo punto, se il testo non dovesse essere corretto nel corso del dibattito a Palazzo Madama, i dissidenti si dicono decisi a votare secondo coscienza su un tema tanto importante come è una modifica costituzionale: "Se il governo non ci dice che cambierà e come la legge elettorale, se non si ridurrà il numero dei deputati e se non si risponde alla questione fondamentale su come fondare l'autonomia del Presidente della Repubblica e della Corte Costituzionale noi non potremo votare questa riforma".

"Il punto è che in questa discussione sul senato è stato il governo e la maggioranza del gruppo a non accettare il confronto. Quale sarebbe la linea? Il premeir dice di non essere antidemocratico e io sono d'accordo, ma allora non può passare in Italia una follia per cui chi vinca le elezioni col 37% nomina Presidente della Repubblica e Corte Costituzionale", conclude Mineo.

Andrea Perolino


Ascolta l'intervista a Corradino Mineo

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