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Riforma Senato, Mineo: "Ddl Chiti è largamente condiviso"

La minoranza Pd ha presentato un ddl che vuole il Senato elettivo.


di redazione
Categorie: Politica
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Corradino Mineo

Il testo di riforma del Senato sarà discusso domani in Commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama. All'interno del Pd si apre il fronte di chi sostiene il ddl presentato da Vannino Chiti. Corradino Mineo, senatore Pd, ai nostri microfoni spiega le ragioni della minoranza Dem.

Dopo il Def, il documento di economia e finanza votato nella giornata di ieri dal Consiglio dei Ministri, è ora la volta delle riforme costituzionali. Quella sul Senato, vera e propria bandiera del premier e segretario democratico Matteo Renzi, arriverà domani in Commissione Affari Costituzionali per essere discussa. Il testo della ministra Maria Elena Boschi, tuttavia, potrebbe incontrare non pochi ostacoli, dal momento che all'interno del Partito Democratico non tutti sostengono la linea Renzi. Il senatore del Pd Vannino Chiti ha infatti presentato un ddl alternativo in cui il Senato tornerebbe ad essere elettivo - al contrario della proposta del Governo - raccogliendo i consensi non solo di diversi esponenti democratici (sarebbero 22), ma anche di parlamentari del M5S e di Forza Italia.

Tra i senatori del fronte interno al Pd c'è anche Corradino Mineo, il quale spiega ai nostri micorfoni che "tutti gli obiettivi di Renzi sono anche i nostri, l'unico punto di non convergenza è quello riguardo al fatto che il Senato sarà affidato come secondo gravosissimo lavoro a Presidenti di Regione e sindaci". "Una cosa - afferma Mineo - che non esiste in nessun paese del mondo". C'è poi la questione dell'eleggibilità dei futuri senatori. I punti fermi della linea Renzi sono chiari: il Senato non sarà eletto, nessuna indennità per i suoi componenti, e non voterà la fiducia e la legge di bilancio. "L'idea di non eleggere direttamente i senatori che devono occuparsi di leggi costituzionali, elettorali, e sui diritti delle persone - sostiene Mineo - deve essere bilanciata alla Camera da una legge non marcatamente maggioritaria come quella che sta venendo fuori dall'Italicum".

Se dunque gli obiettivi finali della riforma non sembrano in discussione, lo sono eccome le modalità. Il premier, in apparenza, sembra non voler cedere di un passo, e durante la presentazione del Def ha bollato come "in cerca di visibilità" i sostenitori del ddl Chiti. "Il Parlamento è fatto per discutere - taglia corto Mineo - sul Senato facciamo propri gli obiettivi di Renzi, ci sono però nel merito alcune cose non convincenti, è un dovere segnalarlo e fare questa battaglia. Non è ostruzionismo - continua il senatore - noi vogliamo una buona riforma, la riduzione dei costi della politica e la fine del bicameralismo".

Sul testo di Chiti, oltre ai 22 senatori Pd, era arrivata un'iniziale apertura anche dal M5S, per bocca del capogruppo al Senato Maurizio Santangelo, a cui è però immediatamente seguito un passo indietro. Per Corradino Mineo il ddl Chiti "è sentito proprio da gran parte del Parlamento. Penso che la stragrande maggioranza del gruppo del Pd preferisca il ddl Chiti a quello di Renzi". E per questo il segretario Pd "dovrà rendersene conto e fare un piccolo atto di cedimento su questa riforma". Riguardo a una eventuale sponda grillina, invece, Mineo dice: "il M5S è alle corde e ha bisogno di rientrare in gioco, prima che l'iniziativa la prendano i dissidenti".

Andrea Perolino


Ascolta l'intervista a Corradino Mineo

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