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Riconoscimento a fascista: è solo una svista?

Il 10 febbraio il governo ha conferito al fascista Mori la medaglia al ricordo: Alessandrini: "negligenza, ma c'è volonta di riabilitare il fascismo".


di Alessandro Albana
Categorie: Politica, Storia
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Il 10 febbraio scorso il Governo ha concesso la medaglia al ricordo di Paride Mori, milite fascista che ha combattuto con le Ss e si è poi arruolato nell'esercito repubblichino di Mussolini. Il riconoscimento a Mori ha scatenato una valanga di polemiche. Si tratti di errore, negligenza, o tentativo di riabilitazione politica dell'ultimo fascismo, la vicenda chiama in causa una lunga e non chiara serie di responsabilità.

Istituito come "giorno del ricordo" delle vittime delle foibe per la strenua volontà di Gianfranco Fini e dei suoi (ex) colleghi di An, il 10 febbraio si è prestato, quest'anno, ad un esercizio di riscrittura della verità storica eseguito con particolare abilità.

L'occasione è servita per conferire a Paride Mori battente fascista impegnato a fianco delle Ss e poi unitosi alle forze repubblichine dell'ultimo Mussolini, ucciso in uno scontro coi partigiani nel febbraio del '44 - la medaglia al ricordo del sacrificio offerto per la patria.

Le incongruenze - a essere buoni - sono parecchie. Le ricostruisce opportunamente Luca Alessandrini, direttore dell'Istituto Storico della Resistenza Ferruccio Parri. "Mori è stato ucciso in un combattimento coi partigiani, nulla che ha a che fare con le foibe o le vendette del dopoguerra - ricorda Alessandrini, che sottolinea anche come il riconoscimento a Mori sia stato conferito per il suo "sacrificio per la patria. Ma quale patria? Quella fascista o la nascente democrazia?".

La vicenda ha già scatenato un fuoco di polemiche che ha trovato nel sottosegretario Graziano Delrio la sua vittima principale. Ma, come chiarisce Alessandrini, probabilmente Delrio c'entra poco o nulla ed "è molto in imbarazzo" per quanto accaduto.
A riconoscere l'onorificenza a Mori, infatti, ci ha pensato un comitato composto da dieci persone, provenienti da diverse istituzioni nazionali. Secondo Alessandrini "attorno a Mori c'è da molto tempo la volontà di ottenere un riconoscimento. Quello che è grave è che qualcuno di questo comitato si è fatto latore di questa pretesa e nessuno ha controllato".

Insomma: c'è chi da tempo spinge per un riconoscimento della figura di Mori - i suoi familiari sono da tempo impegnati su questo terreno, e non è un mistero -, "qualcuno, con malizia, ha buttato il suo nome nel mucchio" e il riconsocimento è passato per la negligenza degli altri membri.
Dando per buono che non si tratti di un tentativo di riabilitazione del fascista Mori, i membri del comitato, comunque, "sono stati quantomeno incauti e devono dare una spiegazione".

A Mori, già qualche anno fa, era stata intitolata una via nel comune di Traversetolo, in provincia di Parma. Il punto, allora, è un altro: siamo di fronte ad un "disegno notissimo, la volontà di riabilitare i combattenti della Repubblica Sociale Italiana, di riabilitare anche l'ultimo fascismo. Tra le righe [di questa vicenda, ndr] si legge un cambio di giudizio sulla resistenza".

Del resto su quanto accaduto alla frontiera orientale e sulle foibe è in corso da tempo il tentativo di riscrivere una parte della storia per poi poter dire che, alla fine, tutti hanno sbagliato, e in fondo i morti sono morti e sono tutti uguali. C'è chi con questo spirito ha letto l'istituzione del giorno del ricordo, che non a caso è stata voluta da forze politiche figlie della storia dell'estrema destra italiana.

Oggi quella lettura non pare più tanto fantasiosa. Se il fascismo è stato buttato fuori dalla porta della storia, a essere confermato è il rischio che possa rientrarci dalla finestra. In un Paese in cui il razzismo dilaga e a Casa Pound e affini si permette di agire liberamente, quel rischio si profila sempre più come minaccia reale.


Ascolta l'intervista a Luca Alessandrini

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