Radio Città Fujiko

Regionalizzazione delle scuole: torna il "prima il Nord"

Il progetto targato Lega ma inseguito anche dall'ER torna a parlarci di federalismo


di Anna Uras
Categorie: Istruzione
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La regionalizzazione del sistema dell'istruzione potrebbe essere l'ennesima vittoria della Lega Nord, ma secondo Jacopo Frey di Cobas Scuola finirà per esacerbare le disuguaglianze in ambito di accesso alle graduatorie per il personale, e anche in tema di accesso all'istruzione. Anche la Uil Scuola si è espressa negativamente.

La regionalizzazione del sistema scolastico è stata richiesta per la prima volta dalla regione Veneto, a guida Lega, ed è inclusa anche nel Contratto di governo. Infatti al punto 20 del contratto si dice che: “Sotto il profilo del regionalismo, l’impegno sarà quello di porre come questione prioritaria nell’agenda di Governo l’attribuzione, per tutte le Regioni che motivatamente lo richiedano, di maggiore autonomia in attuazione dell’art. 116, terzo comma, della Costituzione, portando anche a rapida conclusione le trattative tra Governo e Regioni attualmente aperte". La regionalizzazione si pone appunto la finalità di trasferire le competenze dell’istruzione alla Regione, secondo quanto previsto dall’articolo 116 della Costituzione. "Sono delle vittorie non solo simboliche - spiega Jacopo Frey - che la Lega porta a casa, sulla base della riforma del Titolo V della costituzione e della Legge Bassanini, che prevedeva l'autonomia scolastica e puntava a costruire una maggiore coesione tra il sistema scuola e le comunità territoriali ma che di fatto vanno in direzione di quel federalismo al quale la Lega in fondo non ha mai rinunciato".

La regionalizzazione permetterà alle regioni interessate, ovvero Veneto e Lombardia ma più recentemente anche Emilia Romagna, di gestire autonomamente i concorsi, bandendoli solo a livello regionale, ed anche gli organici, aumentando il numero di docenti e ATA. Potranno essere, inoltre, gestiti dalla Regione in cui si è assunti anche i possibili trasferimenti in altre Regioni, attraverso un meccanismo simile a quello del trasferimento all’interno della Pubblica Amministrazione, con finestre limitate. "C'è un problema con il personale scolastico  -spiega Frey - che la Lega reclama da sempre dover essere una gestione diretta della regione, per limitare se non frenare del tutto la mobilità interregionale. Questo rappresenta un problema enorme. Primo perché noi abbiamo un contratto collettivo nazionale che a questo punto non sappiamo come dovrà essere regolato, e secondo perché dobbiamo considerare che il personale scolastico è in buona parte di origine meridionale. La regione vorrebbe imporre una presenza di almeno 5 anni sul territorio per poi avere la mobilità, ma se uno è dipendente regionale come potrebbe averla? E si potrebbe creare una disparità dei livelli salariali? Sono tutti interrogativi a cui non si è data una risposta prima di avviare questo tipo di riforma".

Oltre alle problematiche relative al personale, altre si sollevano sul fronte delle disparità nell'accesso all'istruzione. "Lo Stato e la regione Veneto - conclude Frey - hanno firmato questo protocollo d'intesa senza che siano stati certificati i livelli essenziali di prestazione. Ovvero ancora non sono stati decisi gli standard generali da raggiungere. Non essendo stabiliti, si possono iniziare a creare i presupposti per una disparità nell'istruzione erogata per ora dallo Stato e in futuro da tutte le regioni, e possono aumentare quelle disparità tra Nord e Sud che già esistono".

Insomma, la Lega di Salvini può anche aver tolto la parola Nord dal nome, ma alcune abitudini sono vecchie a morire. Non stupisce perciò che insieme alla lotta ai migranti e ai diritti civili, il leader del Carroccio stia portando a casa anche qualche vittoria cara al suo elettorato storico.

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