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Referendum, i Radicali chiedono firme digitali

I Radicali lanciano un appello al presidente del Consiglio e alla ministra Boschi.


di redazione
Categorie: Politica
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Dall’ultimo congresso dei Radicali una lettera aperta inoltra al Governo la richiesta di sottoscrizione delle petizioni per i referendum tramite l’apposizione di firme digitali. "Favorire la partecipazione con nuove forme, altrimenti le aperture della riforma costituzionale sono finte". Marco Cappato, uno dei firmatari, ci spiega i contenuti dell’appello.

Un appello firmato da 8 dirigenti del partito radicale è stato presentato al presidente del Consiglio Matteo Renzi e alla ministra per le Riforme Costituzionali Maria Elena Boschi.
Il fulcro della lettera è la possibilità di accedere alla sottoscrizione dei referendum tramite firma digitale per rinvigorire le forme di partecipazione popolare, affrontando implicitamente anche la questione dell’utilizzo dei “nuovi” strumenti telematici nell’esercizio democratico.

Il testo, indirizzato al Governo, riguarda alcuni punti della riforma costituzionale concernenti l’iter di ratifica degli strumenti di democrazia diretta.
“La riforma - spiega ai nostri microfoni Marco Cappato, uno dei firmatari - prevede l’innalzamento del numero di firme per le proposte di leggi di iniziativa popolare da 50 mila a 150 mila. Dall’altra parte sui referendum si introduce la possibilità di un quorum più basso, ma innalzando a 800 mila le firme (dalle attuali 500 mila n.d.r.) per poter avere questa riduzione del quorum”.

L’incremento esponenziale di questi numeri determinerebbe dunque un invalidamento ab imis di questa sorta di “premio di maggioranza” sul quorum.
Ad oggi è un’apertura finta - sostiene Cappato - Non esiste una tale forza organizzata, tranne poche eccezioni che non ha bisogno di referendum per avanzare le proprie proposte politiche. I referendum dovrebbero servire a realtà sociali non ancora organizzate, ad esempio per proporre un’iniziativa su un tema che la politica non sta prendendo in considerazione. Ma come fanno reti del genere ad addentrarsi in questa burocrazia per cui devi già essere in rapporto con la politica?”.

Secondo i Radicali, in assenza di uno svecchiamento dei mezzi, è pressoché impossibile raccogliere un tale numero di firme a causa dell’evoluzione delle forme di interazione politica.
“Chiediamo a Renzi e al Governo di aprire agli strumenti della sottoscrizione per via telematica le proposte di iniziativa popolare, legislativa o referendaria - spiega il radicale - e di abolire l’autenticazione solo attraverso consiglieri comunali o assessori, e l’obbligo di certificazione delle firme”.

Esiste, dunque, un rischio concreto di monopolizzazione dello strumento referendario da parte di organi maggioritari capillarmente distribuiti sul territorio.
“Negli ultimi 20 anni forse il referendum sull’acqua è l’unico che è riuscito, tramite però una partecipazione forte di movimenti, reti e organizzazioni - conclude Cappato - Per il resto, o sono fallite le raccolte firme o non si è raggiunto il quorum. La partecipazione dovrebbe essere un fatto strutturale e non eccezionale. Aprire alle possibilità di decisione dei cittadini dei problemi li pone, a volte anche a dei rischi, ma i rischi vanno corsi tramite regole che coinvolgano i cittadini. È inutile, altrimenti, fare finta di aprire degli strumenti che non sarebbero disponibili”.

Cristiano Capuano


Ascolta l'intervista a Marco Cappato

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