Radio Città Fujiko»Notizie

Referendum Costituzionale: il no di Zagrebelsky

Domenica 4 dicembre il referendum che divide gli italiani. Il punto con il parere di Gustavo Zagrebelsky.


di redazione
Categorie: Politica
Gustavo_Zagrebelsky_1.jpg
Gustavo Zagrebelsky

Il giurista Zagrebelsky, a Bologna per la presentazione del libro “Loro Diranno, Noi Diciamo. Vademecum sulle riforme istituzionali”, illustra le ragioni del No. "Pericoloso accentrare il potere in un contesto politico di avanzata delle destre".

Dopo 10 anni dall’ultimo referendum costituzionale siamo chiamati alle urne per approvare o respingere la riforma della Costituzione voluta dalla ministra Boschi. Il tema del referendum, fissato per domenica 4 dicembre, divide gli italiani. In questo panorma fortemente eterogeneo abbiamo intercettato il pensiero di Gustavo Zagrebelsky, già da tempo schierato in prima fila per il fronte del NO. A Bologna, infatti, la presentazione del libro “Loro Diranno, Noi Diciamo. Vademecum sulle riforme istituzionali” di Gustavo Zagrebelsky e Francesco Pallante, edito da Laterza, è stata un'occasione per trattare il tema del Referendum costituzionale.

La Riforma costituzionale, voluta fortemente dal governo Renzi e dalla ministra per le Riforme Costituzionali e i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi, si presenta complessa e non chiarissima in tutti i suoi aspetti: un interessante contributo per comprenderla meglio è stato fornito dal sito di Internazionale.
Zagrebelsky, espressione del comitato del NO, presidente emerito della Corte Costituzionale, ha spiegato i motivi per cui andare a votare NO al prossimo referendum. In primo luogo ha tenuto a precisare la necessità di votare NO "non come negazione ma come apertura al futuro". Le principali perplessità per le modifiche della riforma Renzi-Boschi, che propone tra le altre cose di ridimensionare il Senato sia in termini numerici che in termini di potere decisionale, nascono dalla preoccupazione che queste ultime vadano ad accentrare eccessivamente il potere politico nelle mani dell'esecutivo centrale, e cioè di pochi.

Un altro aspetto importante rimarcato è la necessità di rovesciare certi slogan diffusi dal presidente del consiglio Renzi e ripetuti dai sostenitori del SI, ad esempio quello per cui chi va a votare NO si accontenta di ciò che già c'è e non vuole cambiare. Per Zagrebelsky, al contrario, votare SI significherebbe ratificare una situazione degradata nel tempo. Il professore di Diritto Costituzionale ha parlato, infatti, di "blindatura finale antidemocratica e anticostituzionale. Con questa riforma e questa legge elettorale – prosegue Zagrebelsky – la sera delle elezioni sapremo chi ha vinto: questa è una minaccia, vogliono allontanare la vita politica e democratica dei cittadini dal potere centrale". È evidente, infatti, come il tema della riforma costituzionale vada inevitabilmente ad intrecciarsi con l'Italicum, la legge elettorale che andrebbe a concedere un premio di maggioranza alla lista che supera il 40% dei voti, o che vince il ballottaggio tra due partiti nel caso in cui questa cifra non venga raggiunta. Il punto è che il premio di maggioranza sarebbe così alto da permettere a chi vince le elezioni di essere praticamente intoccabile nella propria posizione di governo in quanto diventerebbe quasi impossibile, per le opposizioni, raggiungere un numero sufficiente di deputati per “far cadere” il governo. Questo è uno degli allarmi più seri lanciati dai sostenitori del NO.

Dall'ascesa delle estreme destre in tutta Europa al rafforzamento delle radicalizzazioni religiose, i valori della democrazia sono costantemente messi in discussione: in questo contesto sociale e politico accentrare il potere nelle mani dell'esecutivo è pericoloso: "la soluzione – spiega Zagrebelsky - non può essere l'uomo solo al comando". Non solo c'è il rischio di non intravedere le soluzioni ai gravissimi problemi che ci troviamo ad affrontare in questi anni così bui dal punto di vista della società civile, ma addirittura di non essere nemmeno in grado di riconoscere i problemi come tali. Sembra di risentire le parole di una vecchia canzone di Francesco De Gregori intitolata “I muscoli del capitano” che parla dell'affondamento della nave Titanic; alla fine della canzone il mozzo di bordo avverte il Capitano dell'imminente pericolo (l'iceberg che affonderà il gigante dei mari), ma il Capitano con gli occhi accecati dalla propria posizione così sicura e certa risponde con arroganza: “Signor mozzo, io non vedo niente. C'è solo un po' di nebbia che annuncia il sole. Andiamo avanti tranquillamente”. Ecco: “andiamo avanti tranquillamente” è proprio ciò che si deve evitare. Questo governo, con le relative proposte di modifica della Costituzione, non sembra aver colto i problemi reali del nostro Paese eppure ci dice di andare avanti tranquillamente.

Come sottolinea lo stesso Zagrebelsky con questa riforma, qualora dovesse vincere il SI, di fronte alle difficoltà "al posto di aprirsi alla partecipazione, c'è una chiusura (su se stesso ndr) del potere".
Un altro tema trattato dal professore emerito è stato il rapporto tra Costituzione e governo. Le Costituzioni, infatti, “vestono” la materia politica; sono la base di una forma di governo democratico e, dato questo loro ruolo, stanno al di sopra del governo. Quest'ultimo, in democrazia, deve stare al di sotto della Costituzione: "Non si è mai visto in Europa – attacca Zagrebelsky - che un governo si faccia la propria Costituzione. Questo si vede in Sud America, dove i colonnelli appena saliti al potere come primo obiettivo hanno quello di modificare le costituzioni per fortificare la propria posizione".

Anche sul tema del superamento del bicameralismo perfetto, fiore all'occhiello delle argomentazioni dei promotori del SI, Zagrebelsky ha da ridire. Infatti se da una parte il bicameralismo va cambiato, qualcuno direbbe superato, dall'altra "è una menzogna dire che le due Camere fanno le stesse cose: hanno gli stessi poteri – specifica Zagrebelsky – ma per fare cose diverse. Il Senato deve rivedere e correggere".
Il dibattito, insomma, è appena iniziato, la posta in gioco è alta ma attenzione alla pluralità dei temi in questione. Il richio è che il costo da pagare pur di “cambiare”, sia la cecità e la scarsa qualità della materia legislativa: "questa riforma – scherza Zagrebelsky – punta alla valorizzazione dell'esecutivo. Ma esecutivo di che cosa? Oggi sembra tutto esecutivo. I vagoni di lusso del FrecciaRossa si chiamano Executive, a nessuno è venuto in mente di chiamarli “legislative”?".

Francesco Calderaro


Ascolta un passaggio dell'intervento di Zagrebelsky

Ascolta Online


realizzato da Channelweb srl  /  progetto grafico Eddy Anselmi  /  P. IVA 00954970372

Questo sito web impiega cookie tecnici e di profilazione, proseguendo nella navigazione si acconsente al loro utilizzo close[ informazioni ]