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Rapporto Ecomafia: il lato verde-nero dell'Emilia-Romagna

sottomobosco magazine, ecologia e ambiente in emilia romagna


di Filippo Piredda
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Il 2010 è stato l’anno della Biodiversità, del XIX Campionato mondiale di calcio, e del premio Nobel per la pace a Liu Xiaobo. Ma in Italia sono purtroppo altri i motivi per cui ci si dovrebbe ricordare degli scorsi 12 mesi. Il rapporto Ecomafia 2011, presentato da Legambiente lo scorso 9 giugno a Roma, contiene tanti e tali dati da far rabbrividire chiunque.

Dati che rappresentano solo la punta di un profondissimo iceberg che sta lentamente facendo sprofondare l’intero Paese nel mare nero dell’illegalità, e sta portando con sé sempre più regioni. Nel corso del 2010 sono stati 30.842 gli illeciti ambientali accertati nel Belpaese, 84 al giorno, più 7,8% dell’anno precedente; due milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi sequestrati (dati disponibili su appena 12 delle 29 inchieste per traffico illecito di rifiuti messe a segno dalle forze dell’ordine); 26.500 di nuovi immobili abusivi stimati, per una superficie totale di suolo consumato dalla cementificazione illegale pari a 540 campi da calcio.

Un vero e proprio saccheggio del territorio messo in atto da 290 clan malavitosi (20 in più del 2009) che operano ormai lungo tutto lo Stivale e registrano un giro d’affari dal fatturato (sottostimato) di circa 19,3 miliardi di euro.

Si calcola che sempre nel 2010 il 10% del PIL italiano sia stato costituito dal riciclaggio di capitali illeciti e l’evasione fiscale abbia raggiunto la cifra di 50 miliardi di euro. I soliti sospetti sono sempre loro: «La Campania – leggiamo nel comunicato – continua a occupare il primo posto nella classifica dell’illegalità ambientale, con 3.849 illeciti, pari al 12,5% del totale nazionale, 4.053 persone denunciate, 60 arresti e 1.216 sequestri, seguita dalle altre regioni a tradizionale presenza mafiosa: nell’ordine Calabria, Sicilia e Puglia, dove si consuma circa il 45% dei reati ambientali denunciati dalle forze dell’ordine nel 2010». Che non sorrida il resto d’Italia, dato che i reati ambientali stanno crescendo dovunque, ed in particolare nel Nord-ovest, dove il forte incremento di tali illeciti accertati in Lombardia (chi l’avrebbe mai detto?) ha portato le mafie locali ad attestarsi attorno al 12% delle totali italiane.

L’Emilia-Romagna non è immune né tanto meno vaccinata: terra di conquista prediletta dai clan calabresi (ma non solo), con la sua forte economia, la continua cementificazione e gli ininterrotti cicli d’appalti pubblici, è il posto ideale per il riciclaggio del denaro sporco in traffici illeciti. «Da diversi anni ormai – ci conferma Alessandra Petilli, dell’ufficio stampa di Legambiente Emilia-Romagna – la nostra regione è una delle mete predilette per gli investimenti delle mafie. Fa parte a pieno titolo delle regioni del Centro Nord che sono state colonizzate dalle cosche “emigrate” di camorra, ‘ndrangheta e mafia. Come in Liguria, Piemonte e Lombardia, dunque, anche in Emilia-Romagna l’economia è ormai infiltrata dai variegati interessi dei boss. Le organizzazioni criminali hanno fatto lievitare la nostra regione all’undicesimo posto nella classifica dell’illegalità nel ciclo del cemento, e al dodicesimo per i reati legati al ciclo dei rifiuti».

Il ciclo del cemento, che più che abusivo qui è strettamente legato al riciclaggio del denaro sporco ha registrato ben 219 infrazioni e 53 sequestri, per un totale di 331 persone denunciate. Nello smaltimento illecito dei rifiuti si contano invece 238 infrazioni, 300 persone denunciate e 101 sequestri giudiziari effettuati. Ma il dato più negativo per la nostra regione è quello dell’archeomafia: una vera e propria aggressione criminale al patrimonio artistico e culturale (soprattutto furti di opere d’arte) che vede la regione raggiungere il quinto posto nella classifica italiana, con l’8,7% del totale.

«Come un virus, con diverse modalità di trasmissione e una micidiale capacità di contagio. Che avvelena l’ambiente, inquina l’economia, mette in pericolo la salute delle persone, uccide in maniera improvvisa e brutale o, più sottilmente, a distanza di tempo. Un virus con un sistema genetico locale e una straordinaria capacità di connessione su scala globale. Che può nascere in provincia di Caserta o di Reggio Calabria, riprodursi a Milano, entrare in simbiosi con altre cellule a Berlino e Amsterdam, saldare il suo dna con ceppi lontani, fino a Hong Kong». Con queste le parole Antonio Pergolizzi ed Enrico Fontata introducono le pagine del dossier sulle ecomafie italiane. E no, purtroppo non stanno parlando di Escherichia Coli.

Tags: Ambiente, Mafia

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