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Radioromanzo Q: “allenarsi a immaginare l’alternativa”

Il Collettivo Mulhausen presenta il proprio radioromanzo di “Q” dei Luther Blisset. 


di redazione
Categorie: Società
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Il Collettivo Mulhausen presenta alle 19, presso il Circolo Iqbal Masih di Via dei Lapidari di Bologna, il proprio radioromanzo di “Q” dei Luther Blisset. 

Q è il romanzo che ha decretato il successo di Luther Blisset, “nome multiplo sotto il quale agisce programmaticamente un gruppo di destabilizzatori del senso comune”. Dietro il nom de plume si celavano 4 scrittori “bolognesi” che tutti conoscono meglio come Wu Ming. L’opera, ambientata nel sedicesimo secolo, narra delle istanze di rinnovamento – non solo religioso – portate avanti negli anni della Riforma Protestante e della loro repressione. Dal 1999, anno della pubblicazione, il romanzo non ha mai smesso di influenzare artisti di tutti i tipi: pare che Thom Yorke, frontman dei Radiohead, volesse farci un film; qualcuno ha provato a dedicargli una graphic novel. Il Collettivo Mulhausen, invece, ha dato vita a un progetto mai sperimentato, quello di realizzarne il radioromanzo.

Cos’è il Collettivo Mulhausen? “È La banda che si sta prendendo la briga di mutuare Q in un radioromanzo” così si descrivono loro stessi su produzionidalbasso.com , piattaforma dalla quale conducono l’autofinanziamento del loro progetto. Q è un libro importante - perché traccia “un'allegoria senza reticenze, su ciò che è movimento, sulle occasioni e le intenzioni che lo animano, sulle insidie fuori e dentro i palazzi” - che il Collettivo ha scelto di interpretare con la stessa “formula coraggiosa e controccorente” che ne contraddistingue lo stile, “rendendolo fruibile a chi volesse, duplicabile in ogni sua parte, senza limiti e licenze. Negandosi di fatto un mecenate, che non fosse la comunità”.

Cos’è un radioromanzo? Radiocittàfujiko ha chiesto direttamente a Stefano Greco, uno degli animatori del progetto, di rispondere a questa domanda. “Un radioromanzo non è assolutamente un reading, una lettura a due voci di un romanzo – ci ha spiegato l’attore foggiano – è una sceneggiatura di un testo” che, quindi, permette ai personaggi del racconto di prendere vita insieme alle loro personalità, ai luoghi dove si svolgono le azioni. Il radioromanzo è tra i “naturali approdi” di un’opera come Q e della “filosofia del creative commons” – ha continuato Greco – per cui qualcuno crea qualcosa che viene continuamente rigenerato.

Oltre all’originale “forma” è, per dir così, il “contenuto”, il “messaggio” la parte più importante di Q: il libro, come il radioromanzo, “si permette di immaginare” dice Greco. Le rivolte, le sperimentazioni di proto-socialismo raccontate nel libro sono un allenamento all’immaginazione. Q ti allena all’immaginazione; sulla stessa linea, anche la radiofonia può essere un utile strumento “per allenare gli individui a immaginare l’alternativa”.


Guglielmo Sano


Ascolta l'intervista a Stefano Greco

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