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Quirinale, il suicidio del Pd

A vuoto l'elezione di Franco Marini, candidato di Pd, Pdl, Scelta Civica e Lega.


di Alessandro Canella
Categorie: Politica
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Nella prima votazione per eleggere il presidente della Repubblica, Franco Marini, candidato di Pd, Pdl, Lega e Scelta Civica non raggiunge il quorum. I Democratici sono spaccati e la base è in rivolta. I berlusconiani annunciano l'astensione nella seconda votazione, il Pd scheda bianca. Il sociologo Bortolini: "Il Pd è morto, la scheda bianca è una bandiera bianca".

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È caos in parlamento, dove i grandi elettori stanno votando per eleggere il prossimo Capo dello Stato. Franco Marini, candidato di Pd, Pdl, Scelta Civica e Lega si è fermato a 521 voti nel primo scrutinio. Per essere eletto aveva bisogno di 675 preferenze.
È il risultato della scelta del segretario del Pd Pierluigi Bersani, che ieri aveva presentato il nome di Marini ai grandi elettori di area Democratica, dopo l'intesa trovata con Silvio Berlusconi e Mario Monti.
Un'idea che già non era piaciuta ai dirigenti del partito, che in 90 avevano votato contro. Ancor meno l'ipotesi è piaciuta agli elettori, che da ieri sera sui social network hanno invitato il Pd a ripensarci. Posizione espressa anche da dirigenti locali bolognesi, come il segretario di Bologna Raffaele Donini e il segretario emiliano romagnolo Stefano Bonaccini.

Da molti la scelta di Bersani viene vissuta come un vero e proprio suicidio politico e più di uno parla della fine del Partito Democratico.
Da un lato, infatti, Bersani ha ignorato, dopo settimane di corteggiamento, l'apertura del M5S, che nella sua rosa ha inserito nomi vicini al Pd, come Stefano Rodotà (240 preferenze) o Romano Prodi. Dall'altro ha scelto la strada dell'intesa col Pdl, per molti spaventosa anteprima di un governissimo, senza però essere sicuro che ci fossero i numeri per poter eleggere Marini.

Per Bruno Tabacci, leader di Centro Democratico, l'errore compiuto dal segretario Pd è anzitutto di metodo. Bersani avrebbe dovuto infatti presentarsi da Berlusconi con una proposta secca e non con una rosa di nomi, all'interno della quale il Cavaliere potesse scegliere.
Metodo sbagliato anche per Benedetto Zacchiroli, consigliere comunale di area renziana a Bologna, secondo cui la divisione interna al Pd si è creata perché Bersani non ha consultato i parlamentari, ma si è presentato a loro con un nome già deciso.
Per Zacchiroli, inoltre, la situazione generatasi attorno all'elezione dell'inquilino del Quirinale è un altro stallo che si va a sommare a quello politico. "Stiamo perdendo ancora tempo, il Paese reale non ha bisogno di liturgie", afferma il consigliere, per il quale, a questo punto, l'unico scenario possibile è quello delle elezioni anticipate.

Ad aver pronosticato da subito l'insuccesso di Franco Marini è stato - ai nostri microfoni - Davide Policastro di Youtrend,  magazine web sui trend sociali e politici. La quota dei parlamentari Pd che non hanno votato Marini è stata più ampia di quella espressa ieri sera nell'assemblea dei grandi elettori. "Probabilmente, oltre ai renziani e ai 'giovani turchi', all'interno dei Democratici c'erano altre componenti non rappresentate nelle primarie che si sono opposte", spiega Policastro.
Secondo il sondaggista, ora, bisogna vedere quale sarà la linea adottata dal Pd, che dalla quarta votazione in poi potrebbe scegliere anche la strada dell'autosufficienza, poiché il quorum per eleggere il Capo dello Stato sarà più basso.
In ogni caso la mossa politica di Bersani potrebbe avere forti contraccolpi che, secondo Policastro, potrebbero essere recuperati solo con l'elezione di un presidente della Repubblica molto gradito alla base. "Berlusconi ci insegna che gli elettori hanno la memoria corta, ma perché il Pd si risollevi occorre un nome gradito alla base".

Di idea molto diversa è il sociologo Matteo Bortolini, secondo cui "la scheda bianca del secondo turno di votazioni è una bandiera bianca". Per Bortolini il Pd è semplicemente morto e precisa che occorre però capire che cos'è il Pd: "Se è il gruppo di mille dirigenti da cacciare col forcone o se è un partito fatto da cittadini che nei prossimi 15 giorni può cambiare radicalmente".
È nel merito della strategia del segretario Bersani che, secondo il sociologo, si è consumato il suicidio politico. "Se l'obiettivo di fondo di Bersani era quello di arrivare al governissimo col Pdl, perché aspettare 50 giorni? Se lo avesse detto subito almeno sarebbe stata apprezzata la chiarezza. E perché voltare le spalle al M5S, dopo due mesi di corteggiamento, proprio quando questo apre una porta?".


Ascolta l'intervista a Benedetto Zacchiroli, consigliere comunale di area renziana a Bologna

Il commento di Davide Policastro, sondaggista di Youtrend

Il commento del sociologo Matteo Bortolini

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