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#quellavoltache, la campagna che scoperchia l'inferno delle donne

Grande successo per l'iniziativa che invita tutte le donne a raccontare violenze e molestie.


di Alessandro Canella
Categorie: Donne
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Dopo la denuncia delle violenze del produttore Weinstein su Asia Argento e la barbarie social-mediatica con accuse e insulti alle vittime, la campagna #quellavoltache sta scoperchiando l'inferno quotidiano che le donne subiscono nella società patriarcale. L'ideatrice Giulia Blasi: "La totalità delle donne ha subito una forma di violenza, ma ora occorre spostare il discorso dalle vittime agli autori".

"Prima la danno via, poi frignano e fingono di pentirsi". Il titolo dell'articolo di Libero, il quotidiano sottratto alle fabbriche di carta igienica, sulla vicenda delle violenze subite da Asia Argento ed altre attrici ad opera del produttore Harvey Weinstein, racchiude ed esemplifica cosa significa il pensiero patriarcale e la violenza di un sistema di potere che governa la nostra cultura.
In questi giorni, infatti, abbiamo assistito ad una reazione pavloviana che, sui social e su alcuni media, istantaneamente e automaticamente ha processato le vittime della violenza, mettendo in dubbio la loro parola.

A questa disgustosa reazione, per fortuna, se ne oppone un'altra, che sta facendosi breccia con una forza inaspettata.
La campagna #quellavoltache, lanciata dalla giornalista e scrittrice Giulia Blasi, sta scoperchiando l'inferno di violenze e molestie che quotidianamente le donne subiscono in questa società e a qualsiasi livello sociale.
"In realtà la campagna non è nata come tale, ma ci è sfuggita di mano - spiega Blasi ai nostri microfoni - Tante donne stanno raccontando le molestie e le violenze che hanno subito".

Se le statistiche Istat certificano che almeno una donna su tre ha subito violenza di genere nella sua vita, il calcolo risulta senza dubbio sottostimato. "Questo perché quando si pensa alla violenza ci si concentra solo su quella fisica - osserva Blasi - ma la totalità delle donne ha subìto una qualche forma di molestia, anche solo essere fischiata mentre cammina per strada". Una gamma di atteggiamenti e di aggressioni che si manifesta solo quando aumenta di gravità, ma che fa parte dello stesso sistema di potere.

Per cambiare le cose, secondo l'ideatrice della campagna, occorre subito e senza indugi spostare i riflettori dalle vittime agli autori delle violenze. Finora, come testimonia la vicenda di Asia Argento, si sono processate le vittime, ma mai si è parlato degli aguzzini, di chi sono, perché lo fanno e perché si sentono in diritto di poterlo fare.
Il ruolo dei mass media gioca sicuramente un ruolo chiave in dinamiche di questo tipo, ma per Blasi occorre che tutte e tutti si sforzino quotidiamente di essere più intransigenti verso un certo di tipo di linguaggio e di atteggiamento.

ASCOLTA L'INTERVISTA A GIULIA BLASI:

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