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Quella trappola mortale chiamata Aleppo

La situazione nella città siriana “liberata” dalle truppe lealiste.


di redazione
Categorie: Esteri
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Migliaia di persone intrappolate ad Aleppo est mentre il piano di evacuazione predisposto dal governo viene bloccato. Si comincia a parlare di crimini di guerra mano mano che le truppe governative rastrellano i civili nei quartieri liberati. Intanto le bombe continuano a cadere nonostante il cessate il fuoco. Ne parliamo con Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.

Dopo quattro anni sotto il torchio del conflitto, Aleppo vive l’illusione della tregua. Il cessate il fuoco si è rivelato un inganno, e i bombardamenti sulla zona est della città stanno riprendendo. L’offensiva definitiva, lanciata il 21 novembre, si è conclusa nelle ultime ore con la sconfitta degli ultimi baluardi ribelli nei quartieri orientali. I rastrellamenti delle truppe lealiste destano serie preoccupazioni sull’incolumità dei civili, a cui dovrebbe essere garantita un’uscita sicura dalla città.

Sarebbero circa 10.000 i civili di Aleppo Est che attendevano l’arrivo degli autobus del governo che avrebbero dovuto condurli a Idlib, in direzione sud-ovest. La situazione di stallo in cui si trova lo sfollamento dà adito al timore che i civili possano essere trasportati in centri di detenzione anziché in aree sicure. Il portavoce italiano di Amnesty International, Riccardo Noury, ci conferma che il piano di evacuazione che avrebbe favorito l’uscita dei civili in condizioni di teorica sicurezza è stato bloccato e che i civili si trovano nella trappola di una ritorsione.
“Già nelle scorse settimane abbiamo avuto notizie di azioni di rappresaglia contro i civili, che con l’avanzata delle forze governative cercavano riparo nelle zone in mano ai ribelli. L’ufficio diritti umani delle Nazioni Unite – continua Noury – ha dato la notizia di milizie filogovernative che entravano nelle case di quartieri appena riportati sotto il controllo del governo uccidendo chi gli capitava davanti”.

Il consiglio ONU per i diritti umani ha, infatti, rilasciato informazioni che gettano sulle truppe lealiste l’ombra di veri e propri crimini di guerra. Si tratterebbe di 82 civili trucidati immediatamente dopo la liberazione degli ultimi distretti orientali ad opera dell’aviazione russa e delle milizie sciite. Inoltre, l’Unicef ha lanciato un allarme legato alla presenza di un centinaio di bambini non accompagnati che sarebbero rimasti bloccati in un edificio sotto attacco.

Stando alle parole di Noury, è fondamentale garantire un’uscita sicura alla persone che vogliono lasciare Aleppo Est. Il timore è che ci possano essere operazioni di filtraggio per cui i maschi adulti possano rischiare di essere scambiati per combattenti, così come è successo per chi usciva da Mosul. Il portavoce di Amnesty Italia sottolinea che, nell’ambito del corridoio umanitario che favorisca la mobilità dei civili, debba essere garantita non solo l’uscita ma anche l’entrata di osservatori mediatici e operatori medici che testimonino la regolarità degli sfollamenti e soccorrano bambini e degenti.

Assad esce vincitore sulle macerie di quattro anni di conflitto che hanno messo in ginocchio uno dei maggiori centri industriali ed economici del paese. Così come la ritirata dei jihadisti dalle ex roccaforti aveva messo in grave pericolo la vita dei civili, presi in ostaggio e usati come scudi umani, così la popolazione di Aleppo Est sta subendo le consuete recrudescenze post combattimenti. Le violazioni dei diritti umani che cominciano ad essere denunciate dagli organismi internazionali e non danno adito a raffronti inquietanti che ci riportano alla Bosnia di una ventina d’anni fa.

“Il paragone non e forzato: l’assedio di Aleppo – ci spiega Riccardo Noury – è stato persino più lungo di quello di Sarajevo dal ‘92 al ‘95. Si è parlato dell’analogia tra Aleppo e Srebrenica per la dimensione delle stragi fatte all’atto della conquista. Quello che tiene insieme la Bosnia e Siria – secondo il portavoce di Amnesty – è l’impotenza della comunità internazionale e del consiglio di sicurezza. Inoltre, in Siria ci sono state almeno 58.000 casi di sparizioni forzate, il doppio di quelle che ci sono state in Argentina durante le giunte militari”.

Mentre i raid aerei su Aleppo riprendono nonostante il cessate il fuoco di ieri, appare sempre più incerta l’incolumità dei civili, i quali giocano il drammatico ruolo di veri e propri ostaggi assediati, che non hanno responsabilità se non quella di essere rimasti in zone controllate da un’opposizione armata.

Cristiano Capuano


Ascolta l'intervista a Riccardo Noury
Tags: Guerra, Siria, Esteri

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