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Quarant'anni senza Pasolini

Ricorre oggi il 40° dell'uccisione di Pier Paolo Pasolini.


di Alessandro Canella
Categorie: Società
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Pier Paolo Pasolini

Scomodo da vivo, incensato da morto, Pier Paolo Pasolini è stato ucciso 40 anni fa. A Bologna il ricordo con la rassegna "Più moderno di ogni moderno". La versione restaurata dell'opera postuma "Salò o le 120 giornate di Sodoma" viene distribuita e proiettata oggi in Cineteca.

Il punto basso della retorica celebrativa forse lo ha raggiunto Fabio Fazio, che ha invitato Gianni Morandi per ricordare i trascorsi calcistici insieme a Pier Paolo Pasolini. Ma il processo di integrazione della figura dell'intellettuale, poeta, scrittore e regista non è cosa certo cominciata ieri.
Si può dire che l'amore mainstream per Pasolini sia nato, seppur gradualmente, esattamente quarant'anni fa, il 2 novembre 1975, quando fu trovato cadavere.
Tanto scomodo, criticato ed odiato in vita, tanto portato in gloria oggi, senza però comprendere o condividere le sue parole.

Dall'opposizione alla società consumistica e alla sua omologazione delle menti alla diffidenza verso l'impostazione autoritaria dei mezzi di comunicazione di massa, dalla critica ai compromessi cui scendevano (e scendono) gli intellettuali italiani alla contestazione ai partiti e alla politica come viene intesa. Fino alla sessualità, tabù irrisolto nell'Italia del 2015, e al fossato di solitudine costruito intorno alla sua figura.
Le ragioni per cui il "sistema" abbia odiato Pasolini sono infinite, ma una volta morto ha cambiato strategia per combattere le sue idee.
Ormai innocue, le sue spoglie sono state mediatizzate ed inglobate. La sua idea è stata denudata dei numerosi spigoli fino a farlo risultare genericamente "un'importante figura del pensiero critico". Ma senza entrare nel merito.

Il ciclo di iniziative organizzato dal Comune di Bologna per ricordare Pasolini ha un titolo azzeccato: "Più moderno di ogni moderno". Fa impressione, infatti, ascoltare le sue interviste di oltre quarant'anni fa ed accorgersi di quanto siano drammaticamente attuali nell'Italia prima berlusconiana e ora renziana e neoliberista.
Un imbarazzo che dovrebbe cogliere chi evoca il suo nome oggi senza aderire, neppure tangenzialmente, ai contenuti della sua critica.

Oggi, nel giorno del 40° anniversario della morte di Pasolini, la Cineteca di Bologna distribuirà nelle sale italiane e in Dvd il nuovo restauro di "Salò o le 120 giornate di Sodoma", osteggiato per quarant’anni e ora finalmente tornato a vivere grazie al restauro, realizzato dalla stessa Cineteca e da CSC – Cineteca Nazionale.
E proprio per il primo giorno di proiezioni al Cinema Lumière sono stati organizzati alcuni eventi speciali: alle 18, sarà Gideon Bachmann a incontrare il pubblico in biblioteca Renzo Renzi. Alle 20.00, invece al Lumière, prima della proiezione del film, si raccoglieranno molte figure che hanno lavorato con Pier Paolo Pasolini: la segretaria di edizione di Salò Beatrice Banfi, l’assistente alla regia Fiorella Infascelli, lo scrittore e addetto stampa del film Nico Naldini, il fotografo Ivano Davoli e lo stesso Gideon Bachmann.
Le proiezioni di Salò al Cinema Lumière sono promosse in collaborazione con il festival Gender Bender.


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