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Quale sicurezza? Il dl antiterrorismo sotto la lente d'ingrandimento

Quanto sarà incisivo il pacchetto antiterrorismo? I dubbi degli esperti.


di redazione
Categorie: Politica, Migranti
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Il pacchetto antiterrorismo voluto dal governo e approvato due settimane fa rappresenta il risultato del tentativo di contrastare il potenziale di arruolamento dello Stato Islamico dei cosiddetti foreign fighters e scongiurare un altro Charlie Hebdo. Ma dietro la patina del "giro di vite", le novità introdotte sembrano poco o per nulla incisive nel contrasto al terrorismo internazionale.

Condanne severe per i foreign fighters e oscuramento dei siti jihadisti, più potere ai prefetti - che potranno disporre l'espulsione di cittadini stranieri - e ai servizi d'intelligence, che potranno deporre nei processi mantenendo segreta la propria identità, e avranno facoltà di interrogare i detenuti fino al gennaio 2016. E, infine, rifinanziamento delle missioni italiane all'estero.

Sono le novità introdotte dal pacchetto antiterrorismo approvato due settimane fa. Dopo l'attentato alla redazione di Charlie Hebdo che ha sconvolto la Francia, e con lei l'Europa, anche il Viminale ha proceduto all'introduzione di nuove e più stringenti norme per il contrasto al terrorismo.

Ma davvero si tratta di "novità innovative"? E, soprattutto, quanto saranno incisive? Aldo Giannuli, esperto di servizi segreti, ha pochi dubbi: "La cornice che viene fuori ricalca la classica impostazione di lotta al terrorismo degli ultimi anni, che è stata completamente disastrosa".

È l'impianto di partenza a essere criticato. Con l'oscuramento dei siti jihadisti, sostiene Giannuli, le nuove norme avranno effetti controproducenti. "L'idea di individuare i siti del jihad per chiuderli è assurda - spiega Giannuli - I siti devono restare aperti perchè devono essere monitorati".

Il dito è dunque puntato contro un pacchetto di norme forse più dettato dalla contingenza che da una riflessione analitica strutturata. Il tutto condito da quella che alcuni osservatori considerano essere l'ennesima occasione per "sorvegliare e punire".

Ma anche impaurire. Il 17 febbraio il presidente del Copasir Giacomo Stucchi aveva messo in guardia sul rischio concreto "Che possibili terroristi, anche non coordinati tra loro, si nascondano sui barconi in partenza". E non sono mancate neanche le dichiarazioni allarmiste della Lega, del solito Matteo Salvini e di altri partiti ed esponenti politici. Ed ecco che il decreto accorda ai prefetti l'autorità di espellere cittadini stranieri.

Prima ancora - non nuoce ricordarlo - la missione italiana di pattugliamento Mare Nostrum era stata abbandonata per cedere il passo all'operazione europea Triton. Con Triton e i fatti di Charlie Hebdo la dimensione securitaria ha finalmente assunto connotati europei. "La relazione continuamente proposta è quella tra terrorismo e migrazione a cui contrapporre il confine. Ma le vicende di Charlie Hebdo non hanno minimamente a che fare con il confine. Arginare il terrorismo pensando di chiudere i confini è assolutamente fuorviante", sostiene ai nostri microfoni il giornalista ed esperto di migrazioni Nicola Grigion.

L'approccio - italiano ed europeo - alle migrazioni viene rinnovato nello spirito dal pacchetto antiterrorimo. "Intorno alla vicenda degli sbarchi si è detto di tutto - continua Grigion - Ma guardare alla Libia pensando che fermando i barconi si fermi il terrorismo, si costruisca sicurezza e si salvi la vita dei migranti è un errore madornale".

Le norme approvate saranno dunque sufficienti a contrastare, o quantomento contenere, il terrorismo? "La lotta al terrorismo prima di essere un problema poliziesco e militare è un problema culturale e politico", afferma Giannuli. Dello stesso tenore le parole di Grigion: "L'avanzata dell'Isis si ferma sradicando le condizioni dentro cui l'Isis continua ad arruolare persone e provando a sottrarle da condizioni di violenza". Ma intanto Italia ed Europa continuano a discutere di intervento in Libia.

Alessandro Albana


Ascolta l'intervista ad Aldo Giannuli

Ascolta l'intervista a Nicola Grigion

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