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Porretta,"Un colpo criminale alla sanità pubblica"

Così Giovanni Favia, che prevede la chiusura dell'intera struttura ospedaliera di Porretta


di redazione
Categorie: Sanità
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Nell'ottica della riduzione delle spese per la sanità, la politica della Regione sembra orientarsi verso i tagli indiscriminati. Se dovesse chiudere, l'ospedale di Porretta lascerebbe scoperta un'ampia zona di territorio montano.

"La chiusura nascosta dell'ospedale, nascosta ma in realtà pianificata da mesi, è grave, perchè siamo in territorio montano dove gli spostamenti sono difficili e un passaggio delicato come quello del parto non può assere certo affrontato dall'ospedale Maggiore a Bologna". Si esprime senza mezzi termini Giovanni Favia, Consigliere regionale indipendente. Inoltre Porretta era sempre stato un punto di eccellenza, con parto in acqua e assistenza alle partorienti prima e dopo il parto. A chiudere è quindi un polo di eccellenza, mentre la Regione continua a tagliare sui reparti e sul personale.

"La beffa delle beffe è che mentono," - denuncia Favia, - ho fatto un'interrogazione a luglio chiedendo se la Regione aveva intenzione di chiudere il punto nascite, l'assessore firmò una risposta, un atto pubblico ufficiale, in cui diceva che non c'era alcuna intenzione di chiudere il punto nascite".

Forte la responsabilità anche del sindaco di Vergato, Sandra Focci, presidente della Conferenza Socio-sanitaria per quelle zone,  che "ha addolcito la cosa, invece di difendere il territorio. Ha cambiato spesso le carte in tavola, ha tradito il suo mandato di sindaco e si è piegata al partito, che gli ha imposto una politica calata dall'alto".

"Non ho problemi a dire che la spesa sanitaria va rivista" conclude il consigliere, che individua grandi sacche finora non toccate: i costi della spesa farmaceutica, il mondo dei medici di base e delle visite specialistiche, gli screening, l'edilizia sanitaria o le convenzioni delle cliniche private che parassitano le aziende pubbliche senza offrire un servizio di qualità. La miope politica attuale rimane invece la riduzione dell'offerta sanitaria: "indeboliamo il pubblico così le aziende sanitarie, per garantire il servizio, saranno sempre più costrette ad accreditarsi col privato".

Pietro Gallina


Ascolta l'intervista a Giovanni Favia

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