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La Storia è disseminata di genocidi di cui si è persa traccia. Ne è un esempio Porrajmos, la ‘devastazione’, secondo la traduzione italiana del termine rom, della popolazione Rom e Sinti durante la seconda guerra mondiale. La serata del 30 gennaio “Porrajmos – il dovere della memoria”, organizzata dal Centro Studi Donati vuole riportare all’attenzione dell’opinione pubblica questa pagina vuota della storia italiana ed europea.

La Storia, si sa, non è semplicemente il fluire del tempo ed il susseguirsi degli eventi. La Storia intesa come memoria e scrittura di fatti storici è frutto di scelte precise. Un luogo comune è che sono i vincitori a scrivere la Storia, a decidere come le generazioni future guarderanno retrospettivamente al passato. Eppure capita anche che siano le vittime stesse a sottrarsi al ricordo delle ingiustizie subite. È questo il caso di Porrajmos, la distruzione programmatica dell’etnia Rom e Sinti durante il nazifascismo.

“Da parte nostra c’è stata a lungo l’impossibilità di parlare di Porrajmos  – spiega l’attrice ed attivista per i diritti umani Djiana Pavlovic – in molte delle nostre comunità la morte è un tabù, non si parla dei morti”. Al pudore nel raccontare il dolore delle famiglie che hanno perso i propri cari in quegli anni bui della storia europea, si aggiunge il fatto di una cultura rom sostanzialmente orale, in cui il tasso di analfabetismo rimane alto. Ed ancora, la mancanza di intellettuali e scrittori che potessero raccontare e divulgare la tragedia di Porrajmos, come Primo Levi fece per la Shoah.

Ma se quelle sono state le cause interne di questa mancanza di memoria storica, grandi responsabilità pesano anche sulle spalle della comunità internazionale. Secondo Pavlovic, “c’è l’indifferenza della società nei confronti dei Rom e dei Sinti. Non fa comodo raccontare questa storia. C’è anche una questione di potere. Durante il processo di Norimberga non era conveniente riconoscere lo sterminio raziale dei Rom e dei Sinti e nessun Rom è stato mai risarcito né riconosciuto formalmente come vittima”.

Ne segue che, in Italia, di Porrajmos se ne parla da meno di due decenni, sebbene nel nostro Paese i dati rivelino la presenza, durante il fascismo, di oltre cinquanta campi di concentramento per Rom e Sinti tra Nord e Sud. E se i più ‘fortunati’, quelli ad essere detenuti nei campi del meridione, furono liberati subito dopo l’armistizio, la gente reclusa in quelli del Nord fu spedita a morire in lager come Auschwitz.
Di ciò non si discute nelle scuole italiane e la legge del 2000 che ha istituito la Giornata della Memoria, il 27 gennaio, per ricordare le vittime della Shoah, non riconosce anche Porrajmos come genocidio da commemorare.

Pavlovic lega direttamente la mancanza di riconoscimento istituzionale e formale di Porrajmos alla discriminazione che ancora le comunità Rom e Sinti subiscono. “La nostra devastazione (traduzione italiana di Porrajmos ndr) non è finita a Norimberga: era il 1976 quando in Svizzera si è messo termine alla sterilizzazione delle donne Jenisch, a cui venivano sottratti i figli per guarirli a base di elettroshock dalla terribile malattia data dal gene del nomadismo. Questo storia in Svezia è finita nel 1979 ed in Slovacchia ancora nel 2000 si verificavano casi del genere”. Oggi qualsiasi atto antisemita è condannato dall’opinione pubblica, osserva l’attrice, perché c’è consapevolezza dell’orribile genocidio subito dagli Ebrei. Quando parliamo di Rom non è così: titoli di giornali in cui si accusa l’etnia Rom di vari crimini non sono tacciati di antiziganismo. Con i Rom si può fare ancora tutto, specialmente in Italia”.

È sopratutto culturale, quindi, la battaglia da combattere per il riconoscimento di Porrajmois. Bisogna sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso la divulgazione della cultura e della storia Rom e Sinti: questa è la missione di Djiana Pavlovic e questo è l’obiettivo dell’incontro fissato per il prossimo 30 gennaio in via Mascarella 46, organizzato dal Centro Studi “Donati”. L’arte, ed in particolare il teatro dal momento che il programma della serata prevede un reading teatrale, si faranno carico del dovere della memoria.

ASCOLTA L’INTERVISTA A DJIANA PAVLOVIC: