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Ponte Morandi, il gas dello spazio occupato per aiutare il mercato in crisi

L'iniziativa solidale del Laboratorio Sociale Buridda.


di Alessandro Canella
Categorie: Movimento
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Dopo il crollo del Ponte Morandi a Genova il mercato coperto di Certosa è rimasto tagliato fuori da un cospicuo flusso di clientela. Il Laboratorio Sociale Buridda ha creato un gruppo di acquisto solidale per aiutare gli esercenti a sopravvivere. L'intervista a Simona.

Mentre le Amministrazioni comunali di vario colore, in giro per l'Italia, continuano a credere in modo dogmatico nel feticcio della legalità, proprio dagli spazi occupati nascono iniziative solidali, che aiutano la popolazione a superare alcune difficoltà.
È quello che sta facendo il Laboratorio Sociale Buridda di Genova, che dopo essere stato oggetto di sgombero, da qualche tempo ha una nuova casa occupata, in cui porta avanti le proprie attività. Tra queste è nata e si è sviluppata l'idea di creare un gruppo di acquisto solidale (gas) per aiutare gli esercenti del mercato coperto di Certosa, che hanno subito i contraccolpi del crollo del Ponte Morandi.

"Il crollo del ponte ha spaccato in due la città - racconta Simona del Buridda ai nostri microfoni - I problemi di traffico per raggiungere quartieri come Sampierdarena o Certosa (i più prossimi al Ponte Morandi, ndr) non sono finiti". Ciò ha comportato che i banchi del mercato coperto fossero tagliati fuori da un afflusso significativo di clientela, subendo le conseguenze economiche che questo comporta.
Di qui l'idea di creare un gas che aiutasse i commercianti a sopravvivere.

"Tutto è nato perché alcuni commercianti del mercato di Certosa sono nostri amici - racconta l'attivista - Per il momento i banchi che aderiscono al gas sono tre, ma stiamo cercando di ampliare l'offerta e la collaborazione".
Il meccanismo è quello tipico di un gruppo d'acquisto: i commercianti comunicano agli attivisti del Buridda quali sono le offerte per quella settimana. Il laboratorio sociale fa da intermediario, divulgando la comunicazione sui propri spazi web. I cittadini interessati possono fare un ordine e, il sabato, gli attivisti del Buridda vanno a recuperare la merce, consegnandola poi nel centro cittadino.

A tre mesi dal crollo del Ponte Morandi, "a Genova la situazione non è migliorata molto - racconta Simona - Vengono aperte nuove strade per agevolare il traffico, ma senza molto successo. Sono state fatte delle promesse, come tutti avete potuto leggere sulla stampa, ma non sono state mantenute. Le uniche cose che funzionano sono le iniziative messe in campo dai comitati degli sfollati, dalle associazioni di quartiere e dai centri sociali, che si prefiggono e raggiungono obiettivi concreti".
L'iniziativa del Buridda, dunque, non è l'unico esempio di solidarietà nato nel capoluogo ligure dopo la tragedia del 14 agosto, ma ancora una volta sono le iniziative dal basso quelle che riescono a fornire risposte concrete ai problemi emersi.

ASCOLTA L'INTERVISTA A SIMONA DEL LABORATORIO SOCIALE BURIDDA:

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