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Poliziotti violenti e "la retorica del cretino"

Quali risposte vengono date agli episodi di violenza degli agenti dell'ordine pubblico?


di redazione
Categorie: Movimento, Società
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Sono già due i filmati che testimoniano casi di violenza ingiustificata delle forze dell'ordine ai danni di manifestanti inermi. Secondo il giornalista Checchino Antonini non si può rispondere a questi episodi con la "retorica del cretino", perché negli ultimi anni casi come questi sono tutt'altro che isolati.

Dopo le immagini di quel funzionario di polizia che calpesta una ragazza stesa a terra, durante il corteo di sabato scorso a Roma, un secondo filmato testimonia la violenza ingiustificata di agenti che prendono a manganellate e calci un manifestante a terra. "La classica risposta dei governi alle drammatiche emergenze sociali - dice ai nostri microfoni il giornalista Checchino Antonini - qualcuno chiede casa e si risponde con una dose massiccia di violenza".

In seguito al clamore mediatico suscitato da quelle sequenze non sono mancate le prese di posizione. Il capo della polizia Alessandro Pansa ha definito "un cretino" il poliziotto in borghese del primo episodio, mentre in riferimento al secondo caso a testimoniare tutta la sua "indignazione" è stato il viceministro dell'Interno Filippo Bubbico, in forza al Pd.
Secondo Antonini, "di fronte a un'area della società sempre più sdegnata si risponde con la retorica e la mistificazione. Bubbico da un lato non può negare l'evidenza e dall'altro nega che una misura elementare come quella di un numeretto sulla divisa e sul casco possa permettere una rapida identificazione di chi compie un abuso approfittando del fatto che agisce mascherato".

Anche le parole del capo della polizia Pansa suscitano lo sdegno di Antonini, che dice: "la possiamo chiamare la retorica del cretino: di fronte all'evidenza di un poliziotto violento il capo della polizia si è sbrigato a definire cretino l'agente, per difendere l'operazione maldestra che la polizia ha messo in atto". Ma se ci si guarda indietro, negli ultimi anni "quel comportamento da cretini è troppo diffuso per essere bollato come un caso isolato e eccezionale. C'è un settore consistente della polizia che si sente in guerra".

Si è fatto cenno poco innanzi a quello che potrebbe essere un possibile deterrente a episodi di violenza deliberata delle forze dell'ordine: il tesserino di riconoscimento sulla divisa. Soluzione che il viceministro dell'Interno Bubbico non giudica strettamente necessaria: "Penso che i mezzi per riconoscere in queste situazioni i responsabili ci siano. E siano più che sufficienti", ha detto in un'intervista a Repubblica.

Si tratta in realtà di una misura adottata in diversi paesi del mondo, che da anni si servono dei codici identificativi per tutelare le operazioni di ordine pubblico.
"Una misura elementare - fa sapere ancora Antonini - anche se spesso neanche troppo efficace". Secondo il giornalista però "quello che emerge è un gravissimo problema di formazione: come vengono formati gli agenti? perché si sentono in guerra?".

Andrea Perolino


Ascolta l'intervista a Checchino Antonini

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