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Politiche migratorie, tra bugie, apparenza e lapsus coloniali

La farsa dietro alle misure governative per impedire nuove tragedie del mare.


di Alessandro Canella
Categorie: Migranti
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La strage di Lampedusa rappresenta l'apice dell'ipocrisia del governo italiano in materia d'immigrazione. Il nome e i contenuti della missione "Mare Nostrum" e le mosse in sede europea dell'Italia dimostrano che nulla è cambiato nelle politiche migratorie.

Se le politiche italiane in materia d'immigrazione da almeno vent'anni costituiscono un percorso ad ostacoli, se non una vera e propria croce per le persone che giungono nel nostro Paese, dopo la strage di Lampedusa si è raggiunto l'apice dell'ipocrisia, coadiuvata da una stampa poco preparata in materia, attenta solo al clamore che fa vendere più copie e pronta a rilanciare le veline di palazzo.
Dopo aver assistito a dichiarazioni di cordoglio, promesse e assunzioni di impegni, i provvedimenti presi dal governo sono una soluzione gattopardesca per fare in modo che in materia di accoglienza nulla cambi e l'Italia continui ad essere a pieno titolo uno Stato della Fortezza Europa.

La missione "Mare Nostrum" è l'emblema di tutto ciò. C'è la componente della celerità con cui il governo sembra essere intervenuto dopo l'ennesima tragedia, c'è l'immagine della forza e della determinazione, con l'esercito e la marina militare direttamente coinvolti nelle operazioni, c'è anche la pomposità di un nome che, come giustamente osserva WuMing, costituisce un "lapsus coloniale".
Può sembrare una sottigliezza, ma a volte le scelta delle parole spiega molto più che mille descrizioni. L'operazione che in un primo momento pareva potersi chiamare "Mare Sicuro", come la stampa ha riportato fino al pomeriggio di lunedì, in seguito al vertice dei ministri ha assunto il più azzeccato nome di "Mare Nostrum". Un'espressione dell'Impero Romano, utilizzata nel momento di maggiore egemonia ed espansione, ripresa da Benito Mussolini all'epoca del colonialismo fascista. L'utilizzo di questa espressione per un'operazione che, almeno nelle intenzioni manifeste, doveva servire per evitare che altre persone trovassero la morte fuggendo da Libia, Somalia ed altri Paesi nordafricani, è quantomeno indelicata. Ma non è escluso che nei prossimi mesi, di questo passo, torneranno in voga nomi come Abissinia o Tripolitania.

La cosa ancor più grave, al di là delle definizioni, è che quei termini sono preoccupantemente appropriati per descrivere la politica migratoria che ha in mente il governo italiano. Non è un caso che il ministro dell'Interno Angelino Alfano, dovendo spiegare e giustificare questa missione al popolo del centrodestra, abbia tenuto a precisare che si fonda su tre pilastri: il pattugliamento dei mari, la stipula di accordi coi Paesi di imbarco e, solo in un ultimo, il salvataggio di barconi in difficoltà. Magari il Pdl o la Lega avrebbero fatto a meno del terzo punto, ma la commozione per la strage di Lampedusa ha impedito di portare a casa il risultato.
A supportare questa analisi ci sono i fatti. Proprio mentre il governo si apprestava a varare l'operazione e mentre lo stesso premier Letta lanciava un appello all'Europa per il rafforzamento dell'agenzia di pattugliamento Frontex, lo stesso esecutivo, in sede europea, poneva il veto affinché quel progetto potesse assumere una qualche utilità e cambiasse l'impostazione delle politiche migratorie.
Come ha spiegato in poche righe Paolo Soldini sull'Unità, l'Italia ed altri 5 Paesi dell'Unione hanno bocciato la proposta della commissaria agli Affari Interni Cecilia Malstrom, che chiedeva che Frontex potesse anche soccorrere i profughi che si trovano in difficoltà nel Mar Mediterraneo.

Le ragioni di questa apparente schizofrenia ce le ha spiegate molto bene Chiara Favilli, docente di Diritto dell'Unione Europea all'Università Lumsa di Roma. In poche parole, l'Italia non vuole che si salvino più migranti in mare, non è un nuovo atteggiamento filantropico quello che guida il governo delle "larghe intese". L'Italia vuole più soldi dall'Europa e li vuole per il pattugliamento, non certo per il salvataggio.
Se Frontex cominciasse a salvare migranti e a portarli nel Paese più vicino - molto spesso l'Italia - ecco che lo Stato avrebbe ulteriori oneri. Dunque è bene che Frontex non si metta a salvare vite umane.
Facendo due più due, è facile immaginare che anche l'operazione "Mare Nostrum" sia tutt'altro che una missione umanitaria. L'utilizzo di droni, elicotteri e navi della marina, in realtà, ce l'aveva suggerito.
L'obiettivo di fondo verosimilmente resterà lo stesso: disincentivare le persone ad imbarcarsi per l'Italia, fare in modo che rimangano, con le buone o con le cattive, nei Paesi dai quali stanno scappando.

Non è difficile immaginare, dunque, che svanito l'impatto emotivo della strage di Lampedusa, nessuno parlerà più di metter mano alla Bossi-Fini. Un argomento che, al pari dell'inutile reato di clandestinità, porta ben pochi consensi elettorali, come ci insegnano Grillo e Casaleggio.
Papa Francesco, quindi, può mettersi il cuore in pace: l'Italia non ha alcuna intenzione di cambiare approccio, nessuna voglia di passare dalla chiusura e dalla xenofobia ad un'accoglienza umana.

Il numero di morti del naufragio di Lampedusa è tragicamente simbolico: 364, quasi uno per ogni giorno dell'anno. Ogni giorno dell'anno, dunque, queste persone avranno un morto sulla propria coscienza.
Ma i morti non votano, men che meno se sono migranti. 

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