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Pil e occupazione, il governo alla guerra dei dati

Il premier Renzi parla di crescita e aumento degli occupati. Padoan annuncia la ripresa. Ma le cifre vanno interpretate.


di Alessandro Albana
Categorie: Politica, Economia
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Continua la guerra delle cifre sui dati snoccialati dal governo Renzi. La scorsa settimana era toccato ai numeri sull'occupazione, prima diramati e poi rivisti al (forte) ribasso dal dicastero del Lavoro. Ieri il premier Renzi ha detto la sua su Pil e, di nuovo, occupazione. Ma i dati forniti dal presidente del Consiglio vengono contestati sulla sua pagina facebook. E Fratoianni (Sel) li bolla come "propaganda".

È con consueti orgoglio e ottimismo consueti che il premier Renzi snocciola i dati Istat su occupazione e crescita economica. In un video di due minuti, postato sulla sua pagina facebook, il presidente del Consiglio parla di "44mila occupati in più e 143mila disoccupati in meno", di "Donne del sud che finalmente trovano un'occupazuione, cinquantenni che tornano ad avere un'opportunità grazie al Jobs Act". Una retorica utilizzata come pennello per dipingere un'Italia "non ancora maglia rosa" in Europa, ma che è "tornata a crescere".

È vero, dirà qualcuno. A luglio la disoccupazione certificata dall'Istat è scesa al 12%, segnando mezzo punto percentuale in meno rispetto al mese precedente. Peccato che negli ultimi mesi gli occupati siano, a fasi alterne, aumentati e diminuiti. Un esempio? A giugno l'occupazione è calata dello 0,1%, a maggio ha segnato ancora un meno 0,3% e ad aprile ha registrato un aumento dell 0,6%. Nel periodo aprile-luglio il saldo è dunque +0,7%.
Avrebbe quindi ragione Renzi. Non fosse che il dato aggregato, non dice quanti siano gli occupati stabili e quanti gli assunti a tempo determinato. D'altra parte, però, il Jobs Act dice che anche gli assunti a tempo indeterminato possono essere mandati a casa a fronte di un risarcimento. Niente riassunzione, e nella sostanza, niente più articolo 18.

E a proposito di mercato, la crescita del Pil certificata dall'Istituto di Statistica parla di uno 0,3%, Nicola Fratoianni (Sel), imputa quel (piccolo) gegno più al "prezzo basso del petrolio e dell’effetto del Quantitative Easing della BCE". Secondo il deputato, si tratta di "dati drogati, in sostanza, che non indicano proprio alcuna ripresa per la vita e le condizioni materiali delle persone. Per quanto riguarda l’occupazione - continua Fratoianni - aumenta principalmente il numero degli over 50 che lavorano, per effetto della Legge Fornero, mentre il numero dei disoccupati (oltre 3 milioni) rimane stabile e cresce l’incidenza dei contratti a termine".

Il ministro Padoan parla già di ripresa, ma continuano a pesare le cifre diffuse dal rapporto Svimez sul sud Italia questa estate (il Mezzogiorno cresce la metà di quanto fa la Grecia, la disoccupazione giovanile sfiora il 50%), e il rapporto Idos presentato a luglio ha certificato una saldo migratorio negativo per l'Italia: nel 2014, per la prima volta negli ultimi 20 anni, gli italiani che emigrano superano i migranti in arrivo. Se questa è ripresa...

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