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Petrolio in Adriatico, riparte la corsa all'oro nero?

Dopo le dichiarazioni dell'ex-premier Prodi, in molti vorrebbero imitare la Croazia.


di Francesco Ditaranto
Categorie: Politica, Economia
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Il Mar Adriatico sarebbe pieno di petrolio e gas. Mentre la Croazia si prepara ad uno sfruttamento su larga scala, in Italia si riapre il dibattito sulla possibilità di lanciarsi nell'estrazione. Abbandonato lo slancio verso le energie rinnovabili, c'è chi dice che non si può rinunciare all'oro nero.

Sarà la crisi, sarà che la Russia comincia a sembrare un fornitore non affidabile, sarà che c'è l'impressione che l'energia sia destinata a costare più cara, fatto sta che, come il mattone per i piccoli investitori, si torna a parlare di gas e petrolio. E' stato l'ex-premier Romano Prodi a rilanciare il dibattito, forte di una stima secondo la quale si potrebbero estrarre sino a 22 milioni di tonnellate di petrolio. Se non lo facciamo noi, si sostiene da più parti, sarà la Croazia, già molto avanti nelle procedure per cominciare l'estrazione appena al di là delle nostre acque territoriali, ad approfittarne. Il ministro degli esteri croato, Ivan Vrdoliar, ha dichiarato che sotto l'Adriatico ci sarebbero 3 miardi di barili a disposizione, e che entro il 2019, sarebbero previste 19 nuove piattaforme.

Intanto in Italia c'è chi, come l'europarlamentare Zanoni,  denuncia la strage di tartarughe e delfini dovuta ai metodi d'ispezione della società Spectrum, incaricata di accertare la presenza di giacimenti sottomarini. Ma un altro allarme arriva da Venezia, che sarebbe a rischio subsidenza, come parte della Pianura Padana, in caso di trivellazioni così a ridosso della costa.

La disciplina in materia è ambigua. Se infatti è fatto divieto d'estrazione entro le dodici miglia, l'irretroattività salva chi ha acquisito le autorizzazioni prima del 26 agosto 2010.

Ma quanti sono in pratica 22 milioni di tonnellate di petrolio? "Il fabbisogno di 4 mesi del nostro paese" dicono gli ambientalisti. Nulla, dunque. Allora perchè la svolta verso l'energia non rinnovabile e ad alto impatto ambientale? Di certo c'entra poco l'occupazione. Basta fare un giro veloce in Basilicata, regione "stuprata"dalle estrazioni, dove "l'incidenza del petrolio" sull'occupazione è stata assolutamente marginale.

Resta un'amara considerazione, condivisa peraltro da Lorenzo Frattini, presidente di Legambiente Emilia-Romagna: a causa della crisi, o forse utilizzando la crisi e propagandando l'autosufficienza energetica attraverso i combustibili fossili, si è abbandonato quel green deal, che, puntando sulle energie rinnovabili e sul risparmio energetico, potrebbe davvero renderci più autonomi sul lungo periodo.


Ascolta l'intervista a Lorenzo Frattini

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