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Pd spa, tessere come azioni nella borsa del congresso

Il lungo elenco dei casi di tesseramenti sospetti nel Pd che si avvia al congresso.


di Alessandro Canella
Categorie: Politica
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La tegola dell'indagine sul padre di Renzi non è l'unico problema nel Pd. In tutta Italia casi di tesseramenti sospetti: Napoli, Caserta, Torino, Foggia, Enna, Reggio Calabria e Catanzaro. È la naturale conseguenza di un partito trasformato in azienda: gli investitori acquistano tessere come fossero azioni.

Il primo caso è partito da Napoli, forse perché la compravendita di voti alle primarie aveva lasciato i riflettori accesi sul capoluogo campano. Ben presto, però, i casi di tesseramenti sospetti al Partito Democratico si sono allargati a macchia d'olio, investendo tutto lo Stivale e lasciando intuire che il congresso del dopo-scissione abbia acceso nuove guerre intestine per la leadership ed altre manovre che è difficile immaginare.

L'ex premier Matteo Renzi si trova a dover gestire l'inchiesta giudiziaria che coinvolge il padre, mettendo in serio pericolo la sua leadership, al punto che qualcuno oggi ipotizza uno slittamento delle primarie. Un'eventualità che sarebbe curiosa, dal momento che proprio la data di congresso e primarie è stato l'ufficiale casus belli che ha portato alla scissione.
Posticiparle ora, a frattura avvenuta, confermerebbe la visione di un partito ad uso e consumo di Renzi.

Sul sito de la Repubblica  è apparso un video in cui si vede una donna convincere alcune persone napoletane ad andare a rinnovare la tessera senza preoccuparsi per i soldi necessari. A Castellammare, invece, gli stessi responsabili del partito si sono accorti che qualcuno aveva pagato il rinnovo di 16 tessere con una sola carta di credito. Il presidente reggente Matteo Orfini ha provato a chiudere lo scandalo inviando nel capoluogo campano Emanuele Fiano per verificare i fatti.

Ciò che sembra emergere è che vi siano pacchetti di tessere pagati da capibastone locali e presunti tentativi di camorristi di entrare nel partito e influenzare il voto per il segretario. Alla regia di questa operazione sembra esserci Michel Di Prisco, ex vicepresidente della Municipalità di Miano-Secondigliano, già coinvolto nel tesseramento annullato nel 2011.
I casi napoletani non sono però gli unici registratisi in Campagnia. A Caserta dieci dirigenti del Pd hanno fatto ricorso alle commissioni di garanzia, denunciando "gravi irregolarità" e accusando il segretario cittadino, che da solo ha presentato il 25% degli iscritti.

Non va meglio in Puglia, dove sono stati segnalati casi di circoli chiusi in anticipo rispetto al previsto, di tessere fotocopiate e anche di un boom sospetto di iscrizioni. Tanto che l’eurodeputata campana Pina Picierno ha chiesto che vengano effettuate verifiche.
Nella regione governata da Michele Emiliano, altro candidato alle primarie, si sono registrati 7mila iscritti in più rispetto al 2016, di cui 6mila solo nelle ultime 48 ore.
A San Severo (Foggia) sono stati segnalati 150 migranti in fila per iscriversi al partito, ma secondo i vertici dem locali erano appena 11.

Altri casi di tesseramenti sospetti hanno riguardato la Calabria e la Sicilia. A Catania le tessere sono schizzate a 8mila mentre a Enna risultano 4mila tesserati: un record su 28mila abitanti. Anomalie a Reggio Calabria e Catanzaro dove c'è stata la proroga dei termini per il tesseramento di una settimana.

I problemi, però, non si sono registrati solo al sud. A Torino Rocco Murdocca, militante del Pd e storico segretario Pci e Ds, ha denunciato il caso di Mirafiori. "È stupefacente!!! - ha scritto su Facebook - Gli iscritti al Pd a Mirafiori Sud sono quasi triplicati rispetto al 2015". Secondo Murdocca le tessere sarebbero passate da 60 a 160. Il responsabile organizzativo provinciale Saverio Mazza, però, nega: "C'è stato un aumento minimo, da 105 iscritti del 2015 a soli 138".

Visto il lungo elenco, è difficile immaginare che si tratti di casi isolati. Si tratta di capire se i democratici siano vittime di tentativi di infiltrazione da parte di poteri di qualche tipo o di simpatizzanti di altri partiti che vorrebbero condizionare il risultato del congresso e delle primarie, oppure se la guerra di correnti interne porti ad utilizzare strumenti ben poco leciti.
In ogni caso, il tesseramento al Pd sembra essere diventato l'acquisto di pacchetti azionari. Con la piccola differenza che si tratta di un partito, non di una spa quotata in borsa.
Del resto non ci si può stupire: l'impronta renziana al partito e alle politiche di governo è smaccatamente finanziaria. E queste sono le conseguenze.

Tags: Politica, Pd

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