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Paolini: l'avventura dei romanzi dell'800 è ogni giorno in cronaca

Paolini in scena all'Arena del Sole fino a domenica 15 marzo con Ballata di uomini e cani, tributo a Jack London.


di Polverone Magico
Categorie: Teatro
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Marco Paolini  si fa narratore e cantore di tre racconti di Jack London nel suo ultimo lavoro, andato in scena a Bologna all'Arena del Sole dopo il debutto al Piccolo di Milano. Sul palco, insieme all'attore, tre musicisti intessono i fili di un dialogo tra gli uomini, i cani, gli oggetti e i paesaggi protagonisti delle avventure londoniane. 



Macchia, Bastardo e Preparare un fuoco i titoli delle narrazioni scelte da Paolini dall'antologia del celebre scrittore statunitense, titoli che compaiono sul fondale, a punteggiare il racconto, come su tasti di una vecchia macchina da scrivere.

Al centro delle trame, tre cani indistruttibili, capaci di resistere a qualunque fatica, alle frustate dei padroni, al gelo, e  capaci anche di ritrovare il padrone a cui si sono affezzionati, nonostante sia il padrone stesso a cercare di mettere distanze infinite tra loro, onde liberarsi dalla non più gradita compagnia dell'animale.  Il narratore, così come le voci degli strumenti musicali, assumono ora il punto di vista dei padroni, ora quelli dei cani, in un continuo intrecciarsi tra le considerazioni dello scrittore London, quelle dell'attore Paolini, quelle dei padroni e dei cani delle vicende narrate.

Si discosta in parte, questo spettacolo, da altri, precedenti, scritti e interpretati dall'attore, che potremmo definire di teatro civile; analogo è però il modo di trattare le storie; costante la premura di Paolini di voler colmare la distanza storica tra il fatto narrato e il presente, con ironici pragoni; rintracciabile, tra le pieghe anche di questo lavoro, l'esigenza di tramandare memoria di vicende, non importa se reali o immaginarie, in cui uomo e natura si trovano faccia a faccia, a fare i conti con la fragilità umana e l'invincibilità del naturale.

Importante è la presenza della musica, composta ed eseguita in scena da Lorenzo Monguzzi, già presente in altri spettacoli di Paolini come ne La macchina del capo. Il compositore con chitarra e voce, Angelo Baselli con il clarinetto, Gianluca Casadei con la fisarmonica, sorreggono le affabulazioni di Paolini accompgnando lo spettatore all'interno delle atmosfere evocate da Jack London. Il primo racconto conduce l'immaginazione nel Klondike del 1890, dove gli emigranti, come file di formiche, tentavano la fortuna cercando pepite d'oro nel famoso fiume. Il secondo racconto porta la mente a considerare il paragone tra i cani da slitta che sognano di ammazzare il padrone che li sfrutta, e gli operai che, negli stessi anni del XIX secolo in cui London scriveva i suoi romanzi avventurosi,  si aggrappavano all'utopia socialista che consentiva loro sperare di poter abbattere, un giorno, il potere dei padroni. L'ultimo racconto consente alla fantasia di vagare in un deserto innevato, popolato solo da un uomo e dal suo cane: l'unico a sopravvivere tra i due, nella lotta impari contro il gelo, la fatica, il dolore.

La coda dello spettacolo, riporta il racconto sul piano del presente: Paolini rammenta al pubblico come l'avventura non sia affatto confinata nei romanzi, ma si possa rintracciare ogni giorno negli articoli di cronaca, nelle storie dei migliaia di migranti che dopo essere sopravvissuti a incredibili viaggi, pieni di pericoli, si ritrovano talora a morire sulle strade delle nostre città, come cani randagi. Dovremmo forse tutti avere il coraggio di cantare le storie di quei migranti, come vecchi cantastorie, cercare in noi le parole per rendere onore alle loro avventure, sia quando si concludono con un successo, sia quando portano alla loro morte, come cerca di fare Paolini con l'ultimo racconto: Il saldatore errante dell'Asia: storia di un saldatore afghano, scivolato tra le ruote del camion a cui si era aggrappato al porto di Venezia, a un passo dall'agognata meta del viaggio: il ricco occidente.

La corsa all'oro nel Klondike, l'abbattimento dello sfruttamento dei padroni, il mito dell'opulenza europea: tre utopie andate in frantumi dall'800 ad oggi. Non sono più del tutto sicura che Ballata di uomini e cani abbia portato gli spettatori lontano da quel teatro civile che l'attore veneto ci ha da tempo abbituati a frequentare. 

Simona Sagone

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