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Oz, in bilico il lavoro di 260 persone

Si avvicina la deadline per il centro di sport urbani di via Stalingrado.


di Alessandro Canella
Categorie: Sport
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Domani, 31 maggio, scade l'ultimatum dato da Unipol a Oz Bologna, il centro per sport urbani in via Stalingrado, per abbandonare la struttura. Il sindaco Virginio Merola ha promesso una soluzione in un capannone in una zona ferroviaria, ma i tempi non si conoscono. E intanto, se Oz chiudesse, ci sono 260 persone che rischiano di trovarsi senza lavoro. GUARDA IL VIDEO.

Domani, giovedì 31 maggio, scade formalmente il termine fissato da Unipol per liberare il capannone di via Stalingrado 59. La compagnia assicurativa, attraverso la sua controllata Midi, ha acquisito all'asta la struttura dove, dal 2012, ha sede Oz, il più grande centro europeo per sport urbani.
Era chiaro a tutti, nuova proprietà compresa, che il termine non sarebbe stato rispettato: solo per smontare le strutture presenti nel centro serviranno settimane e settimane. L'incognita, però, rimane il tempo che Unipol sarà disposta a concedere non solo per il trasloco, ma anche per l'individuazione di un nuovo capannone in cui la bella esperienza di riqualificazione dal basso possa trasferirsi.

GUARDA IL VIDEO:


Il sindaco Virginio Merola, ai microfoni di Radio Città del Capo, ha fatto sapere che sta lavorando per l'individuazione di un capannone in un'area ferroviaria che potrebbe diventare la nuova sede di Oz. Nulla, però, è dato sapere fino a questo momento sui tempi.
Nel frattempo, l'umore di quanti animano il centro di via Stalingrado è conteso fra lo sconforto e la voglia di combattere questa battaglia.
Un'impresa che sembra enorme, quasi quanto rimettere a lucido l'edificio abbandonato al più totale degrado, come è avvenuto in questi anni grazie all'impegno e alla passione di tanti volontari.

Un "effetto collaterale" dello sgombero di Oz, però, è la perdita di posti di lavoro. Sono infatti 260 le persone, come gli istruttori sportivi, che a Oz si sono costruiti una professione e che, qualora venisse chiuso senza un'alternativa, finirebbero "in mezzo ad una strada", come ci ha raccontato Calogero "Lillo" Passarello, responsabile della struttura.

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