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Orlando, armi fuori controllo e omofobia fanno strage

La strage al locale gay di Orlando torna a far parlare di diffusione di armi e odio verso le persone lgbt.


di Andrea Perolino
Categorie: Glbtq
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Mentre le indagini in corso svelano man mano nuovi particolari sulla strage di Orlando e sull'attentatore, alcuni punti fermi su quanto accaduto possono essere identificati: la diffusione illimitata di armi negli Usa e l'odio omofobo sono i fattori determinanti che hanno ucciso 50 persone in un locale lgbt. Oggi un presidio a Bologna ai Giardini di Villa Cassarini.

L'odio omofobo, una presunta matrice terroristica, e l'accesso incontrollato alle armi: una miscela esiziale che ha portato Omar Mateen ad aprire il fuoco all'interno del Pulse di Orlando, in Florida, uccidendo 50 persone e ferendone altre 53. "Un atto di terrore e di odio", lo ha definito il presidente statunitense Obama, ribadendo ancora una volta la necessità di regolamentare la vendita di armi negli Stati Uniti. Un copione visto già tantissime volte nel corso dei suoi sette anni di amministrazione, costellati da sparatorie e stragi di questo tipo. Per l'ennesima volta Obama è comparso davanti agli americani sottolineando l'urgenza di mettere mano alla legislazione statunitense in materia di diffusione di armi.

Che Obama si sia trovato con le mani legate non è un mistero. A difendere il diritto al possesso delle armi da fuoco c'è in primo luogo il secondo emendamento della Costituzione. Ma sono soprattutto le potenti lobby delle armi (prime tra tutte la National Rifle Association, o NRA) e un Congresso in mano ai Repubblicani a disinnescare i provvedimenti di Obama per regolamentare la vendita di armi. "È proprio questa situazione che sta bloccando da anni la possibilità di implementare norme più restrittive - spiega Giorgio Beretta, portavoce dell'Osservatorio sulle armi Opal di Brescia - oltre a un sentimento diffuso favorevole alle armi, anche se recenti sondaggi mostrano come la limitazione delle armi sia richiesta da buona parte dei cittadini americani".

Beretta si sofferma poi sul contesto europeo, all'interno del quale i tentativi di imporre norme comuni più restrittive per il possesso di armi vengono osteggiati da lobby che riuniscono al loro interno "appassionati di armi, fino ai cosiddetti cacciatori e sedicenti sportivi, che hanno messo in piedi un comitato contro questa direttiva europea".

La strage di Orlando è "l'atto più spietato e carico di odio che un uomo solo abbia mai compiuto nei confronti di persone gay, lesbiche, bisessuali e trans". Così la comunità lgbt di Bologna definisce quanto accaduto la notte del 12 giugno e si prepara ad esprimere la propria vicinanza alle vittime e ai superstiti, per "ribadire con forza l’urgenza di una lotta comune contro tutte le forme di omo-lesbo-bi-trans fobia, xenofobia, islamofobia che attraversano quotidianamente la nostra società". L'appuntamento è a un presidio cittadino convocato per domani, 14 giugno, alle ore 19.30 ai Giardini di Villa Cassarini, a pochi passi dallo storico Cassero di Porta Saragozza, "per sottolineare la necessità di salvaguardare senza soste gli spazi di libertà per le persone gay, lesbiche, bisessuali e trans, e nei pressi del triangolo rosa che ricorda le persone lgbt perseguitate e sterminate dal nazifascismo".

Secondo Vincenzo Branà, presidente del Cassero di Bologna, "si tratta di un odio specifico nei confronti delle persone lgbt e del grado di libertà che esprimono. Non a caso è stato colpito un luogo comunitario, del tempo libero". La strage di Orlando è arrivata nel mese dell'orgoglio gay, che ogni anno vede manifestazioni, parate e festival per rivendicare i diritti lgbti in centinaia di città.

All'indomani della strage, solidarietà e vicinanza sono state espresse da migliaia di persone. Non solo simbolicamente: sono tantissimi infatti coloro che si sono messi in fila per donare il proprio sangue per i feriti di Orlando. Non a tutti, però, è stato concesso di farlo: ai gay è stato vietato di donare il sangue, dal momento che negli Stati Uniti è vietata la donazione per chi ha avuto rapporti con qualcuno dello stesso sesso.

Al dramma si aggiunge così il grottesco. "Questo ci dice che l'omotransfobia è sedimentata nei secoli, nelle leggi, nella cultura e nel linguaggio dominante - osserva Branà - Quella legge appartiene a un tempo in cui le persone lgbt subivano lo stigma degli untori rispetto all'epidemia dell'Hiv, neanche la battaglia vinta sul matrimonio egualitario in quei paesi è riuscita a smantellare queste incrostazioni di odio presenti nelle leggi".

Il percorso verso la liberazione da certe discriminazioni e da una cultura omofoba è insomma ancora lungo. "Non basteranno gli slogan - sottolinea Branà - Noi non spegniamo la musica, continueremo a metterci i corpi, i nostri corpi come quelli purtroppo straziati in quella discoteca".


Ascolta l'intervista a Giorgio Beretta

Ascolta l'intervista a Vincenzo Branà
Tags: Armi, Strage, Lgbtq

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