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#OpIsrael: la nuova frontiera di guerra

Duro attacco di Anonymous, ieri, al cyberspazio israeliano


di redazione
Categorie: Movimento, Esteri
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Questa volta sotto il mirino del gruppo di hacker Anonymous c'è finita Israele: ieri, l'attacco che ha colpito più di 100 mila siti web e 40 mila pagine Facebook, per un bilancio di 3 miliardi di danni.

Dopo un primo avvertimento in cui annunciava la cancellazione di Israele da internet, ieri Anonymous ha concretizzato le sue intenzioni. Risultato #OpIsrael: tilt del sistema informatico israeliano. Per ore, oltre 100 mila siti web, 40 mila pagine Facebook, 5 mila profili Twitter e 30 mila conti bancari sono stati crackati e oscurati. Nelle homepage dei siti colpiti sono apparsi slogan pro-Palestina, canzoni, il logo di #OpIsrael e la foto del prigioniero palestinese in sciopero della fame, Samer Issawi.

Anonymous riporta cifre che sfiorano i 3 miliardi di dollari di danni. E intanto Israele minimizza e sminuisce l'esito dell'attacco. Molti siti governativi e istituzionali israeliani hanno smesso di funzionare, da quello del Mossad a quello del Ministero degli Interni, dal sito dell'ufficio del primo ministro a quello della Knesset, fino alle principali banche del Paese.

Ma chi di spada ferisce di spada perisce. Anche gli hacker, infatti, sarebbero stati hackerati: alcuni gruppi indipendenti israeliani dichiarano di essere entrati nel sito del collettivo Anonymous e di averne cambiato la homepage, introducendo come colonna sonora l'inno nazionale di Tel Aviv.

Quale potrebbe essere il risvolto politico di questo cyber conflitto? "Siamo soltanto all'inizio ed è ancora presto per capire o interpretare - commenta Michele Giorgio, corrispondente del Manifesto dalla Palestina e redattore di Nena News - Se le stesse autorità israeliane hanno parlato, qualche mese fa, della guerra cibernetica come il quinto fronte di guerra, adesso si fa sempre più strada la convinzione che il web sarà il prossimo campo di battaglia. Ne abbiamo avuto un esempio già quando furono colpiti i sistemi telematici delle centrali atomiche in Iran, episodio che ancora non ha un colpevole dichiarato".

Ma Israele non può ancora dirsi al sicuro. Anonymous ha, infatti, annunciato altre due fasi del progetto #OpIsrael. La prima è andata, la seconda e la terza restano una sorpresa. "Questa volta il collettivo sarà sicuramente più discreto - continua Michele Giorgio - Non ridarà la possibilità ad Israele di adottare contromisure. Parlando di tecnologia e high-tech, Israele è un paese molto avanzato".

Giulia Maccaferri


Ascolta l'intervista a Michele Giorgio, corrispondente del Manifesto dalla Palestina e redattore di Nena News

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