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Ofeliadorme: "Agire nella vita come nella musica"

L'intervista a Francesca Bono degli Ofeliadorme


di redazione musicale
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Gli Ofeliadorme parteciperanno all'Indie Pride sabato 24, al TPO, con un live in cui proporranno alcuni pezzi inediti del nuovo album in uscita nel 2016. A ciò si aggiunge la conferenza di venerdì organizzata dall'Indie Pride nell'Università di Bologna.

Gli Ofeliadorme, gruppo nato nel 2007, fattosi conoscere attraverso live coinvolgenti, appare ufficialmente sulla scena musicale nel 2009 con l' EP Sometimes is better to wait, tramite una miscela vincente di elementi, visibili sia nei live che a livello musicale. In tal modo costruiscono subito un ponte delicato che li proietta, in silezio, verso l'estero: Manchester, Londra, Bruxelles.

Nati a Bologna e accolti all'estero. La cantante Francesca Bono racconta ai nostri microfoni "ci siamo sempre proiettati verso l'esterno. Malgrado ciò, Bologna rimane un luogo estremamente fertile, una delle città migliori dove ascoltare e fare musica e cultura." Parole che acquistano grande importanza, soprattutto se collocate nel clima di tensione che si respira in città (Atlantide e ex-Telecom), a cui gli Ofeliadorme non rimangono indifferenti. Parteciperanno all'Indie Pride sabato 24, al TPO, con un live in cui proporranno alcuni pezzi inediti del nuovo album in uscita nel 2016. A ciò si aggiunge la conferenza di Venerdì organizzata dall'Indie Pride nell'Università di Bologna, a cui anche loro prenderanno parte. L'università ha mostrato diverse remore nel concedere un'aula apposita "trovo scandaloso che l'università di Bologna abbia avuto problemi a concedere un'aula. Spero però che tanti giovani possano pensare con il loro cervello e decidano di partecipare a questo evento" continua Francesca "ognuno è libero di vivere la sua vita come vuole". 

Le considerazioni su Bologna sono preziose: conciliano i frutti dell'esperienza sia nazionale che internazionale di questo gruppo; dal primo album ufficiale "All harm ends here"(2011) al tour europeo tra Francia e Gran Bretagna, passando al secondo album "Bloodroot" (2013), che ha contato più di 70 date in italia e all'estero, fino ad arrivare al nuovo EP "The Tale" (2014, per l'etichetta Locomotiv Records) con un sapore fortemente elettronico, ispirato al mito di "Amore e psiche".
In questo percorso, sin dal 2012, sono stati seguiti dal produttore Howie B. Conosciuto nel 2012, la band ha deciso di inviargli il proprio pezzo "Paranoid Park", molto apprezzato dal produttore, tanto da spingerlo a farne un remix. Da qui l'inizio di una collaborazione protratta nel tempo, fino al loro incontro effettivo nel 2013 in Toscana, da cui nasce l'idea di un nuovo progetto. La proposta è nata proprio dal produttore, che in precedenza aveva già lavorato con altri artisti italiani, tra cui Marlene Kuntz e Casino Royale. L'ultimo album, che uscirà presumibilmente nella primavera del 2016, sarà proprio curato da Howie B. "Ci è capitato quello che un po' ci meritavamo, siamo tre matti, lui anche, e ci siamo trovati. Sul lavoro è inappuntabile, a livello professionale ci ha fatto crescere tantissimo e a livello umano è 'uno di noi'. Un produttore che non si impone, quello che verrà fuori infatti è molto vicino al progetto iniziale, il suo lavoro è di limatura e accorgimenti."

Il nuovo disco si colloca in un progressivo processo di evoluzione della band. Nei loro lavori riconfermano, pur mutandone la forma e la presentazione, le loro caratteristiche principali, riassumibili in una paradossale formula: evanescenza e carnalità. Atmosfere sospese, in un continuo processo di pulizia e levigamento, legate all'amo della voce di Francesca Bono. Nel suo dondolarsi tra una melodia e l'altra, sembra quasi che ti prenda  per mano accompagnandoti ad abbandonare le sovrastrutture, quindi a perderti in questo strano dream-pop elettronico. Eppure, in questa salita verso atmosfere eteree, si ha anche l'impressione di scendere verso l'intimità. Il tutto, senza ricorrere a stucchevoli aggiunte barocche. E' questa la concretezza che ci fanno toccare: quella interiore, la più sincera; pervasiva è l'impressione di camminare a tentoni in una stanza buia, senza sapere dove andare. La dimostrazione che la durezza e gli artifici musicali sono la via più facile per catturare l'ascoltatore, ma non l'unica, né tantomeno la migliore. Una musicalità, quindi, volta a togliere il superfluo, una continua altalena tra la musica e il silenzio.
"Come band abbiamo di disco in disco sempre cercato di perseguire nostra visione di suono, i dischi sono abbastanza diversi, ma sottesa c'è una certa inquietudine di fondo che si ritrova nei vari lavori. Dal 2012 siamo un trio, sono cambiate tante cose, tra cui l'approccio agli strumenti." Francesca anticipa un maggiore utilizzo di strumenti elettronici, seppur sempre mitigati con gli strumenti tradizionali. In più, tornerà anche una chitarra "sempre più asciugata e minimale."

Nella musica degli Ofeliadorme sono continui i riferimenti letterari (o più generalmente culturali) di cui si nutrono le loro produzioni. Basti pensare al loro nome, derivante da una poesia di Rimbaud ("Ofelia", per l'appunto), di cui riproducono le atmosfere. La domanda sorge spontanea: manterranno questa linea anche da un punto di vista testuale? Qualcosa c'è, ci dice Francesca, molto nascosto, con riferimenti più che altro cinematografici e meno letterari, almeno per una volta. "Ho questa ossessione, ho fatto per quasi 10 anni la libraia, in più mi porto la passione della lettura da quando ero bambina", ci ha confessato. I riferimenti letterari, quindi, anche non volendo, non possono che permanere.
L'ultimo lavoro rappresenta un'ulteriore evoluzione, in cui muta anche la percezione del mondo degli Ofeliadorme. "I primi lavori sono molto più celebrali, in questo disco si parla più di carne, dei bisogni del corpo, della persona in quanto psiche e corpo. Per il resto rimaniamo sulla scia di Bloodroot, bisogna agire nella vita. Ed è quello che cerchiamo di fare anche nella musica".

Alice De Gregoriis



Ascolta l'intervista a Francesca Bono degli Ofeliadorme
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