I magistrati di Udine danno ragione ai ricorrenti contro l’annullamento delle trascrizioni delle nozze gay contratte all’estero. Secondo la Procura è illegittimo l’atto disposto dal Prefetto e la circolare di Alfano “non è corretta”. Ora l’Arcigay chiede le dimissioni del ministro.

La crociata del ministro Alfano contro le trascrizioni dei matrimoni gay celebrati all’estero, dopo l’opposizione dei sindaci, incontra ora l’altolà dei magistrati. La circolare del Viminale che in nome della legge imponeva l’annullamento delle registrazioni, secondo la Procura di Udine altro non è che illegittima. La Procura ha dato ragione all’esposto presentato da Rete Lenford (Avvocatura per i diritti Lgbt), sostenendo che l’atto del Prefetto “non è conforme a legge” e che questa “non legittima né ammette un ruolo così autoritario e di simile “prevaricazione” del Prefetto”. “Il dominus dello stato civile è e resta il Sindaco, le cui prerogative possono essere corrette solo attraverso un procedimento giurisdizionale ad opera del Giudice”.

Il termine “prevaricazione” usato dalla magistratura udinese rende al meglio l’idea di come il ministro Alfano, con il suo operato, si sia spinto oltre i suoi legittimi poteri, invadendo quelle che sono invece le prerogative dei giudici. “Il pronunciamento della Procura di Udine è la sottolineatura di un gravissimo abuso di potere“, commenta Flavio Romani, presidente di Arcigay, che ora chiede le dimissioni di Alfano: “È increscioso che un ministro utilizzi gli strumenti che gli sono messi a disposizione per una persecuzione mossa da un suo principio personalissimo – incalza Vincenzo Branà, presidente del Cassero – Ci aspetteremmo un premier imbarazzato che chiedesse lui stesso le dimissioni del ministro, perché si è mosso in un campo che non gli apparteneva creando un conflitto sociale”.