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No Renzi Day e sciopero sociale, governo bocciato in toto

Il 21 e 22 ottobre le mobilitazioni dei sindacati di base.


di redazione
Categorie: Lavoro
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Venerdì lo sciopero generale dei sindacati di base, sabato il No Renzi Day a Roma. Due manifestazioni contro le politiche del governo e la controriforma costituzionale, per un No sociale al referendum del 4 dicembre. Venerdì concentramento Usb in piazza de l'Unità, sabato verrà "intitolata" piazza San Giovanni a Roma ad Abd Elsalam, l'operaio ucciso a Piacenza.

Il problema è la mancanza di occupazione, come testimoniano i dati Inps che parlano di un crollo della assunzioni ed un aumento dei licenziamenti, ma è anche la qualità dell'occupazione, con settori come commercio e logistica dove avanzano nuove forme di sfruttamento. Il problema, però, è anche la riforma costituzionale che voteremo il 4 dicembre nel referendum e che, per i sindacati di base, rappresenta una stretta autoritaria.
Per questo motivo venerdì 21 e sabato 22 ottobre si svolgeranno due mobilitazioni contro il governo Renzi.

Si comincia venerdì con lo "sciopero sociale". Usb, Unicobas, Usi, SiCobas e Adl hanno proclamato uno sciopero generale di tutti i settori. A fermarsi saranno anche i trasporti pubblici. A Bologna il concentramento di Usb è previsto alle 10 in piazza de l'Unità, da dove partirà un corteo. Anche gli studenti medi e universitari daranno vita a cortei, che partiranno rispettivamente da piazza Verdi e piazza XX settembre.
"È evidente - sostiene ai nostri microfoni Luigi Marinelli di Usb - che la finanziaria di questo governo è una manovra elettorale, che promette di dare risorse a sanità e pubblico impiego, ma è un pacco vuoto".

Nel pomeriggio dello stesso venerdì, inoltre, alcuni pullman partiranno dall'Emilia Romagna per recarsi a Roma, dove sabato si terrà il "No Renzi Day". Con un'accampata, l'intitolazione di piazza San Giovanni ad Abd Elsalam, l'operaio investito e ucciso davanti alla Gls di Piacenza, i concerti di Assalti Frontali e Banda Bassotti e  dibattiti, si esprimerà un "no sociale" alla "controriforma costituzionale" che saremo chiamati a votare nel referendum del 4 ottobre.
"Tutte le volte che i popoli europei hannpo potuto esprimersi con un referendum - osserva Marinelli - hanno bocciato i poteri forti. I comitati ufficiali per il no, però, sbagliano a svincolare il referendum dalle ricadute sulle vita dei ceti popolari che la riforma avrebbe". 


Ascolta l'intervista a Luigi Marinelli

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