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Non è un Paese per fossili, Greenpeace in azione

L'associazione ambientalista occupa una gru carbonifera nel porto di La Spezia.


di Alessandro Canella
Categorie: Ambiente
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La Rainbow Warrior di Greenpeace è entrata in azione questa mattina, occupando una gru carbonifera al porto di La Spezia. L'iniziativa alla vigilia del vertice di Bruxelles per chiedere di affrontare la crisi energetica tra Russia e Ucraina abbandonando il carbone e le fonti fossili e puntando sulle rinnovabili.

Questa mattina la nuova Rainbow Warrior di Greenpeace è entrata in azione nel porto di La Spezia per chiedere al governo italiano e all'Unione Europea, in occasione del Consiglio dei Ministri Ue che si tiene domani e dopodomani a Bruxelles, di dare un segnale di cambiamento in materia di politiche energetiche e protezione del clima. Alcuni attivisti dell’associazione hanno scalato una delle due gru che dal molo del porto movimentano il carbone che alimenta la centrale elettrica dell’Enel “Eugenio Montale”. Sospesi dalle gru hanno aperto uno striscione di 100 metri quadri che sottolinea la possibilità di scegliere tra il problema – costituito oggi dalle fonti energetiche fossili – e la soluzione, che sta nello sviluppo delle fonti rinnovabili.

"Da settimane la crisi tra Russia e Ucraina costringe l’Unione Europea a discutere di come aumentare la propria indipendenza energetica - afferma Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace - L’unico modo sensato per farlo è consegnare le fonti fossili al passato, una volta per tutte.
Gli ambientalisti spiegano che, secondo un rapporto realizzato dall’Università di Stoccarda, la centrale a carbone di La Spezia causa oltre 70 morti premature l’anno.
Greenpeace ha poi calcolato che se l'Unione Europea decidesse di puntare sulle rinnovabili, entro il 2030 si risparmierebbe il 45% di risorse economiche che oggi si spendono per l'import di energia da fonti fossi e che in Italia pesa ogni anno per 62 miliardi.


Ascolta le parole di Andrea Boraschi

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