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“Non ci rappresenta nessuno”

La protesta degli studenti medi che oggi hanno occupato le piazze di tutta Italia


di redazione
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Gli studenti medi di tutta Italia hanno dato vita, stamattina, ad una manifestazione contro i tagli alla scuola pubblica e all’Università. Al grido di “Que se vayan todos” sono scesi nelle strade di molte città d’Italia per fare sentire la loro voce.

Anche a Bologna, stamattina, gli studenti di molte scuole di città e provincia sono scesi in piazza per manifestare la loro rabbia nei confronti dei protagonisti di questa campagna elettorale, con le loro politiche di austerità e i tagli alla scuola pubblica. “La sanità, la scuola e l’Università sono in default”, “Lavori precari ma stipendi milionari per banchieri e parlamentari”, “Sfratti esecutivi e Imu ma nessuna tassa per la Chiesa”. Questi alcuni degli slogan simbolo della protesta, organizzata in tutta Italia dal collettivo Cas e dal network nazionale StudAut.

Partito da piazza XX Settembre, il corteo studentesco si è mosso verso il centro storico, per andare a toccare alcuni punti caldi della città, come la sede di Monte dei Paschi di Siena, in via Rizzoli. Non sono mancate dimostrazioni forti di protesta: uova e palloncini pieni di colorante rosso hanno “sanzionato” la vetrata di Mps, rinominata Monte dei loschi, così come la sede di alcuni partiti. E non hanno avuto scampo nemmeno i cartelloni elettorali affissi in varie zone del centro. Gli studenti hanno, infatti, preso d’assalto alcuni espositori metallici per strappare e bruciare i simboli della campagna elettorale.

“Siamo la dimostrazione che si può ancora riscaldare questo gelido inverno – commenta uno studente al microfono, - Ci chiedono un voto ma non hanno uno straccio di idea per un futuro che non parli il loro linguaggio di austerity e privilegi. Parlate di nuovo ma puzzate di vecchio”.

Infine, in chiusura della manifestazione, gli studenti medi hanno occupato piazza San Francesco e hanno accesso un falò con le schede elettorali, che saranno utilizzate per il voto il 24 e 25 febbraio. Un messaggio fortemente simbolico, questo, che sperano scuota gli animi della politica italiana e dei suoi protagonisti.

Giulia Maccaferri


Ascolta l'intervista a Emiliano del Collettivo Cas

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