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Non c'è più religione

La ricerca dell'Uaar: a Bologna il 44% degli studenti non segue l'ora di religione.


di Andrea Perolino
Categorie: Istruzione, Società
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Il 44,4% degli alunni delle scuole dell'infanzia, elementari e medie del Comune di Bologna si dedica ad attività formative laiche quando gli altri compagni rimangono in classe con l'insegnante di religione cattolica. Il dato supera di quattro volte quello che si riscontra a livello nazionale (10,3%). È il risultato di una ricerca dell'Uaar, che pone l'accento sulle difficoltà di accesso alle attività alternative.

Quasi la metà degli studenti di Bologna rinuncia all'ora di religione. In particolare, il 44,4% degli alunni delle scuole dell'infanzia, elementari e medie bolognesi preferisce dedicarsi ad attività alternative quando l'insegnante di religione entra in classe. A balzare subito agli occhi è la discrepanza rispetto al resto d'Italia: la percentuale supera infatti di oltre 4 volte il livello nazionale (10,3%). Sono i numeri che emergono dalla ricerca svolta dall'Uaar, l'unione degli atei e degli agnostici, e dalle risposte arrivate da 8 dei 21 Istituti Comprensivi statali nel primo semestre del 2015.

Sono dunque dati parziali, ma che mostrano uno spaccato significativo di una realtà che per certi versi è un tabù, come dimostra la difficoltà nel reperire informazioni dalle scuole interpellate. 13 istituti scolastici non hanno infatti voluto rispondere al questionario, e la loro resistenza fa il paio con il fatto che "allo stato attuale chi ha in mano tutti i dati sono le Curie - come spiega Roberto Grendene dell'Uaar - e anche questo è emblematico perché stiamo parlando di scuole della Repubblica, e pertanto dovrebbe essere prima di tutto la scuola e il ministero a fornire questi dati, cosa che però non accade".

La resistenza mostrata dagli istituti scolastici si potrebbe spiegare con un altro aspetto preso in considerazione dall'Uaar nella sua ricerca: l'assenza di discriminazioni e l'effettiva possibilità di accesso alle attività alternative all'insegnamento della religione cattolica. "Ci sono dati che mostrano le difficoltà per famiglie e studenti ad accedere al diritto all'ora alternativa - fa sapere Grendene - ad esempio la partenza ritardata delle attività didattiche, oltre a una mancanza di informazioni delle scuole verso i genitori rispetto alla garanzia che i bambini non saranno abbandonati nei corridoi".

Rispetto a questo tema, l'Uaar sottolinea come ci sia "ancora molto da fare per garantire il diritto all'ora alternativa e a non subire discriminazioni su base religiosa nelle scuole della Repubblica Italiana". Tutto ciò nonostante la giuriprudenza abbia già messo in chiaro le cose: "In Veneto abbiamo vinto una battaglia legale e la scuola è stata condannata a pagare un risarcimento - spiega ancora Grendene - Il Tribunale di Padova ha sentenziato che l'ora alternativa è un diritto all'istruzione e non garantirla lederebbe la libertà di coscienza. Dopo quella sentenza Miur e ministero dell'economia hanno detto che l'ora alternativa deve essere un insegnamento obbligatorio".


Ascolta l'intervista a Roberto Grendene

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