Radio Città Fujiko»Notizie

No Tav: lotta civile, non terrorismo

Il dibattito attorno al movimento No Tav dopo l'incendio alla Geomont.


di redazione
Categorie: Movimento
Erri De Luca
Lo scrittore Erri De Luca

Continuano i tentativi di criminalizzare il movimento No Tav, attribuendogli anche l'incendio al capannone dell'azienda Geomont. Fuori dal coro le voci di Erri De Luca e Giorgio Cremaschi.

Non è che la prima volta che i No Tav si beccano l'appellativo di "terroristi" e non è la prima volta che subiscono la repressione per essersi opposti ad un'opera inutile e dannosa.
L'ultimo episodio riguarda l'incendio ad un capannone della Geomont, azienda impegnata nelle trivellazioni dell'alta velocità, per cui la colpa, manco a dirlo, è caduta subito sui No Tav.
Questi ultimi, però, ribattono fornendo un'altra lettura della vicenda, quella secondo cui potrebbe essere stata la stessa azienda a provocare l'incendio per motivi finanziari, in modo da incassare il premio assicurativo.

Nel dibattito è intervenuto anche lo scrittore Erri De Luca. Raggiunto al telefono dall’HuffPost, De Luca ha commentato l’accusa che il procuratore Giancarlo Caselli ha lanciato nei confronti degli intellettuali che a sinistra "sottovalutano pericolosamente l’allarme terrorismo" in Val di Susa, definendoli "conniventi".
Secondo lo scrittore, Caselli esagera e afferma poi che "la Tav va sabotata" e i vandalismi "sono necessari per far comprendere che la Tav è un’opera nociva e inutile".
Niente terrorismo, quindi, ma una forma di resistenza con gli unici strumenti possibili contro la forza militare a presidio del cantiere.

Anche il sindacalista Giorgio Cremaschi è sulla stessa linea d'onda: "Ha ragione Erri De Luca. In valle Susa gli atti contro gli impianti della Tav fanno parte di una lotta civile e democratica profondamente giusta e come tali vanno compresi e giustificati".
Nella storia del movimento operaio, ricorda Cremaschi, gli atti contro le cose che simboleggiano o materializzano lo sfruttamento del lavoro ci sono sempre stati.A volte erano giustificati altre no, ma nulla avevano a vedere con quello che oggi si definisce come terrorismo.
"La lotta di Gandhi contro la occupazione britannica fu piena di sabotaggi e vandalismi sulle cose, giustificati e rivendicati dall’apostolo della non violenza", chiosa Cremaschi.


Ascolta l'intervista a Giorgio Cremaschi

Ascolta Online


realizzato da Channelweb srl  /  progetto grafico Eddy Anselmi  /  P. IVA 00954970372

Questo sito web impiega cookie tecnici e di profilazione, proseguendo nella navigazione si acconsente al loro utilizzo close[ informazioni ]