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Voucher, la ritirata del governo e la post-fantascienza

Il dibattito sull'abolizione dei buoni lavoro in chiave anti-referendum.


di Alessandro Canella
Categorie: Lavoro
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Mentre il Pd, su input di Renzi, si prepara a disinnescare i referendum della Cgil sul lavoro attraverso il ritiro o il ridimensionamento dei voucher, su media e social network è già cominciata la propaganda per spiegare che, in fondo, la forma più precaria di retribuzione è cosa buona e necessaria. L'intervento dell'economista Marta Fana.

Ricordate la post-verità? L'espressione coniata pochi mesi fa in occasione della vittoria di Donald Trump rischia di essere già superata, rigorosamente a destra, dalla propaganda anti-sindacale che è già cominciata in Italia.
L'occasione è rappresentata dai referendum su voucher e appalti della Cgil, che dovremmo votare il 28 maggio. Il Pd, su input di Matteo Renzi, sta decidendo in queste ore come disinnescare la consultazione, arrivando a sacrificare uno degli strumenti di precarietà che ha rinforzato e alimentato con le proprie politiche: i voucher appunto.
I democratici sarebbero pronti ad abolirli o a ridimensionarli fortemente, in modo da evitare "un nuovo 4 dicembre", quando Renzi perse il referendum costituzionale e si dimise. Nella maggioranza, in particolare nella componente di centro-destra, ci sono già malumori.

Sui media e sui social network, in queste ore, troviamo posizioni più realiste del re. Talmente spudorate da costituire una sorta di "post-fantascienza".
È il caso, ad esempio, dell'editoriale di Dario Di Vico sul Corriere della Sera, in cui si attacca la Cgil perchè vorrebbe rompere "i ponti creati dalla crisi che ha unito lavoratori e imprese contro il capitale finanziario, la competizione al ribasso indotta dalla globalizzazione e l'incapacità politica di trovare soluzioni".
Una sorta di alleanza tra lavoratori e imprese di cui non c'eravamo accorti, "a nostra insaputa", come commenta Marta Fana, che ha risposto pubblicamente a Di Vico, anche ai nostri microfoni.

"In realtà lo scatenarsi della crisi non dipende in eguale misura da lavoratori ed imprese - osserva Fana - e non è vero che la politica è incapace di trovare soluzioni. Per le imprese e per le banche le ha trovate, ad esempio con gli sgravi, il calo dell'Ires e tutta una serie di misure. Tra le quali anche ciò che ha chiesto Confindustria, l'abbattimento del costo del lavoro che ha portato non soltanto al Jobs Act, ma anche all'alternanza scuola lavoro, che è lavoro gratuito regalato alle imprese".

Quanto alla retromarcia del governo, Fana sottolinea il timore espresso nel fare andare a votare la gente.
I voucher rappresentano una relazione lavorativa (dal momento che non sono nemmeno un contratto) che non attribuisce nessun diritto ai lavoratori e che, secondo l'economista, è anticostituzionale: "Toglie la responsabilità alle imprese sulla formazione professionale dei lavoratori, paga tutti allo stesso modo non considerando che, da Costituzione, la retribuzione deve essere ancorata alla qualità e alla quantità del lavoro". Senza considerare tutte le altre tutele mancanti: ferie, malattia, maternità, eccetera.

La risposta di Fana alle obiezioni di chi, nel piccolo, contesta l'abolizione totale dello strumento, tocca il tema della guerra fra poveri. "Nell'ipotesi di lasciare i voucher solo per le famiglie non si capisce perché i lavoratori che sono già più marginali debbano subire condizioni lavorative peggiori. Se, ad esempio, mancano gli asili e si è costretti a pagare una baby sitter, è giusto che si scarichi su di lei l'assenza di servizi? Si dovrebbe invece protestare per averli".
Per quanto riguarda le alternative, Fana ricorda che esistono i contratti a termine o le prestazioni autonome.


Ascolta le parole di Marta Fana

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