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Viaggio nel Kurdistan turco, tra repressione e lotta

Il racconto della situazione nelle zone a maggioranza curda in Turchia.


di Alessandro Canella
Categorie: Esteri
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Un viaggio nei territori a maggioranza curda della Turchia, dove il regime di Erdogan militarizza, reprime, incarcera ed ostacola la vita quotidiana dei cittadini. In occasione delle scorse elezioni amministrative in Turchia, una carovana di internazionali, chiamata da Hdp, ha visitato Diyarbakir e i paesi limitrofi. Il racconto di Mauro Collina.

Nel 2015 i giovani curdi di Diyarbakir diedero vita ad una rivolta contro il regime di Erdogan. La città fu assediata, bombardata e distrutta e la repressione è continuata fino ad oggi. Da un lato, il governo ha dato vita ad una rappresaglia che ha anticipato quella più generale seguita al fallito golpe del 2016: intellettuali, sindaci, docenti e giornalisti sono stati rimossi e incarcerati. Si parla di almeno 7mila detenuti curdi nelle carceri turche, dove ciclicamente si registrano proteste pacifiche come scioperi della fame.
Dall'altro, quei territori hanno registrato una vera e propria militarizzazione: decine e decine di check point, chiusura delle scuole curde, ostacoli burocratici per aprire attività commerciali.

Uno spaccato sulle condizioni di vita nel Kurdistan turco ci arrivano da Mauro Collina, storico attivista bolognese, che in occasioni delle elezioni amministrative dello scorso 31 marzo ha partecipato ad una carovana internazionale che si è recata in Turchia per assistere alle operazioni di voto.
A lanciare l'appello per l'arrivo di internazionali è stato Hdp, il partito filocurdo a cui ancora è stato concesso di presentarsi alle elezioni, dopo la messa al bando del Pkk di Ocalan.

Il partito è un esperimento, sia in termini di organizzazione che di strategie politiche. Da un lato si rifà al "confederalismo democratico" che guida la rivoluzione del Rojava, il Kurdistan siriano, puntando sulla parità di genere e di rappresentanza. Dall'altro rappresenta una sorta di coalizione che ha raggruppato diverse liste, anche molto diverse fra loro, che si oppongono all'autoritarismo di Erdogan.

La carovana a cui ha preso parte Collina ha fatto base proprio a Diyarbakir, per poi muoversi nei territori circostanti.
Una quindicina di attivisti internazionali, però, non hanno mai raggiunto la città curda, poiché fermati ed immediatamente espulsi dalle autorità turche già all'aeroporto di Istanbul.
"I curdi vivono in uno stato di guerra permanente - racconta l'attivista ai nostri microfoni - Nel cuore della notte si sentono spari perché le autorità turche rincorrono giovani sospettati di essere affiliati al Pkk. È tutto militarizzato".

Eppure la popolazione curda cerca di resistere. "Un aspetto su cui puntano molto - continua Collina - è la cultura. Le autorità turche hanno chiuso tutte le scuole di lingua curda e fatto un falò dei libri, ma nonostante ciò nascono scuole clandestine, un po' come avveniva in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale".
Una lotta che va avanti anche sul piano politico e i primi segni, con lo scricchiolamento del consenso di Erdogan in grandi città come Ankara e Istanbul, inizia a vedersi.

ASCOLTA L'INTERVISTA A MAURO COLLINA:
 

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