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Un camping in Comune per il problema della casa a Bologna

L'idea lanciata da Pensare Urbano in vista dell'istruttoria del 20 settembre.


di redazione
Categorie: Casa
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Foto: Dire

In vista dell'istruttoria pubblica del 20 settembre, Pensare Urbano lancia l'idea di una tendopoli nel cortile del Comune per rendere evidente il problema della casa a Bologna. Per Emily Clancy di Coalizione Civica l'unica soluzione non possono essere studentati per ricchi.

Una tendata simbolica nel cortile della sede del Comune di Bologna. È l'idea lanciata da Pensare Urbano, il gruppo di attivisti che si batte contro l'emergenza abitativa in città, che ieri sera si è riunito in per un'assemblea "preparatoria" al parco della Montagnola in vista dell'istruttoria pubblica del 20 settembre in Consiglio comunale, ottenuta grazie ad una raccolta di oltre 2.000 firme.
"Organizziamo una tendata - propone Fabio D'Alfonso, tra i fondatori di Pensare urbano - è la cosa migliore che possiamo fare per dimostrare all'amministrazione quanto siamo arrabbiati e determinati. Cerchiamo di attivarci e di far capire bene al Comune cos'è un diritto e che va rispettato".

La proposta è condivisa da gran parte dei partecipanti all'assemblea, erano quasi in 50, tra cittadini "comuni" interessati al tema e associazioni, dagli studenti universitari (Link), alla sezione bolognese dell'Unione inquilini fino al sindacato Asia-Usb. Non sono mancate all'appuntamento anche le consigliere Dora Palumbo, del gruppo misto, e Emily Clancy, di Coalizione civica.
Quest'ultima pensa che il "campeggio" a Palazzo d'Accursio sia "una grande proposta, un modo efficace per raggiungere l'obiettivo" oltre che "un'occasione per fare di Bologna un modello per le altre città in Italia".

Per Clancy, è fondamentale che all'incontro del 20 settembre partecipi anche l'Università di Bologna, tra i diretti interessati alla questione abitativa in città, considerando che molti ragazzi che arrivano a Bologna per studiare oggi faticano a trovare un alloggio e, molto spesso, quando ci riescono sono costretti a pagare affitti che possono arrivare fino a 600 euro per una stanza singola in un appartamento condiviso. "Non è possibile che si pensi a costruire solamente studentati per ricchi", continua Clancy riferendosi al progetto dello Student Hotel, che aprirà nel 2020 in via Fioravanti. La stessa realtà e già attiva in alcune città europee come Amsterdam, Rotterdam, Berlino ma anche Firenze, dove, ad esempio, una stanza singola per una notte può costare oltre 100 euro.

Tra le richieste che Pensare urbano avanzerà all'istruttoria pubblica c'è quella di creare una normativa ad hoc per regolamentare gli affitti turistici ed evitare gli "abusi" delle piattaforme come Airbnb, spesso usate dai proprietari come "escamotage" per evitare alte tassazioni e contratti proponendo affitti molto alti. "Non vogliamo distruggere lo spirito di condivisione alla base di queste piattaforme - chiariscono gli attivisti - vogliamo solo limitare la libertà di questi affittuari che molto spesso evadono il fisco".
L'incontro del 20 settembre con l'amministrazione sarà pubblico e chiunque potrà assistere, mentre invece per prendere parola (possono farlo sia singoli cittadini che associazioni) c'è tempo fino a lunedì per candidarsi sul sito del Comune.

Fonte: Dire

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