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"Troppa normalizzazione", le ragioni della fine di Cheap

Il festival di street poster art "è morto", ma il progetto continua.


di redazione
Categorie: Società
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Dopo 5 anni, il festival di street poster art Cheap non si terrà. La decisione a seguito di una riflessione su come si è modificata la città e la percezione della street art. Il progetto, però, continua con laboratori e la open call. L'intervista a Flavia Tommasini, una delle anime di Cheap.

Le bacheche e i muri di Bologna, in questo maggio, non si riempiranno di poster artistici. Quello che, dal 2012 all'anno scorso, era diventato una sorta di rito per la città, non si ripeterà. Le fondatrici di Cheap, il festival di street poster art, infatti, hanno deciso di cancellare il festival. "Il festival è morto", scrivono sul sito del progetto.
Una delle anime di Cheap, Flavia Tommasini, spiega ai nostri microfoni le ragioni della scelta, che attengono molto a ciò che sta accadendo sotto le Due Torri, ma anche a mutamenti di carattere artistico.

"La scelta nasce da una riflessione su come si è modificata la città e la percezione di cos'è street art - osserva Tommasini ai nostri microfoni - A Bologna vediamo murales subito coperti perché non autorizzati, artisti sotto processo penale per aver realizzato opere senza autorizzazione e, dall'altro lato, una corsa alla riqualificazione con qualsiasi disegno, di cui si dice che è bello perché viene dall'alto".
Le creatrici di Cheap, invece, vedono la street art in un modo profondamente diverso. "Abbiamo inteso il nostro progetto come un percorso di ricerca, con un linguaggio innovativo, che potesse anche fare rigenerazione, ma dal basso, costruita, collettiva, non imposta", sottolinea Tommasini.

Una critica, dunque, a quei processi di "normalizzazione" di una forma d'arte ribelle, come la street art, che si è manifestata anche a Bologna. Basti pensare a tutta la polemica scaturita ormai qualche anno fa con l'operazione museale di Genus Bononiae e il gesto clamoroso di Blu, che ha cancellato tutte le sue opere dai muri della nostra città.
In questo discorso, Cheap rivendica un lavoro "sull'effimero, perché abbiamo sempre utilizzato la carta, un materiale che scompare e con cui si può interagire - continua la co-fondatrice - e in tutto questo rumore attorno alla street art, questo rumore di zoccoli, tutti si immaginano che stiano per arrivare dei cavalli, ma noi vogliamo far arrivare delle zebre".

In ogni caso, di Cheap finisce il festival, ma non il progetto. A partire dalla open call per artisti, che è stata mantenuta, e che quest'anno era incentrata sul tema della frammentazione che diventa unità, di come l'individuo singolo deve trovare un posto nella comunità. "Quello che abbiamo sempre voluto fare - osserva Tommasini - è produrre una discussione internazionale attorno a un tema e le centinaia di opere che ci sono arrivate anche quest'anno provengono da ogni parte del mondo: dal Cile al Messico, dagli Stati Uniti al Canada, dall'Europa alla Russia".

Oltre a ciò, Cheap si sta sperimentando in nuovi progetti, come il laboratorio svolto all'Accademia di Belle Arti, di cui presto si vedranno i risultati; o il progetto WOW (World of Wonder), in collaborazione con Baumhaus, un laboratorio di poster art svolto presso l'Ic5 in Bolognina.
 
ASCOLTA L'INTERVISTA A FLAVIA TOMMASINI:



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