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Torre Maura, le proteste sono responsabilità della giunta Raggi

Il commento dell'Associazione 21 luglio alle proteste contro il centro rom.


di Alessandro Canella
Categorie: Migranti
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Le proteste a Torre Maura Foto: Dire

Al netto di violenze e strumentalizzazioni politiche, la protesta dei cittadini di Torre Maura contro il centro rom è "giustificata". A sostenerlo è Carlo Stasolla, presidente dell'Associazione 21 luglio che si batte contro la discriminazione dei rom: "È tornata la politica dei campi, anche se in muratura. Centri costosissimi, su base etnica e senza progetti di integrazione".

Le proteste di via Codirossoni a Torre Maura, nella capitale, sono giustificate. A sostenerlo è chi non ci si aspetta: Carlo Stasolla, presidente dell'Associazione 21 luglio, che da anni si batte contro le discriminazioni, in particolare nei confronti delle persone rom e sinti.
"Aldilà delle frange estremiste, chiaramente da condannare perché violente, e delle strumentalizzazioni politiche - precisa Stasolla ai nostri microfoni - i cittadini di Torre Maura non è che non vogliono i rom, non vogliono i campi rom e la struttura del Comune di Roma è un centro di raccolta rom".

Fanno molta impressione le immagini circolate ieri sulla protesta di alcuni cittadini, infiltrati da esponenti dell'estrema destra, che sono scesi in strada per protestare contro l'apertura del centro in via Codirossoni. I panini destinati ai primi 20 ospiti ribaltati per terra e calpestati, le urla "dovete morire di fame", i cassonetti e un'auto della cooperativa che doveva gestire il centro dati alle fiamme. Fino al dietrofront dell'Amministrazione che, per come è stata narrata la vicenda, è sembrata una resa di fronte al razzismo dei cittadini.

A suggerire una lettura della realtà differente, però, è proprio l'associazione che si batte per i diritti dei rom.
"In quella zona abitano tanti cittadini rom, che sono accolti e inclusi", osserva Stasolla. Il problema, al netto delle strumentalizzazioni di Forza Nuova, riguarda proprio la tipologia di quella struttura.
Il presidente della 21 luglio spiega che esistono campi rom vecchia generazione, le tristemente note baraccopoli, e campi rom di nuova generazione, i cosiddetti centri di raccolta rom in muratura.

"Erano stati inaugurati dalla giunta Alemanno e poi chiusi in seguito all'inchiesta Mafia Capitale - spiega Stasolla - Ora la giunta Raggi li ha riaperti, riprendendo una logica emergenziale, che è favorita anche dal Viminale".
I problemi attorno a queste strutture sono di vario tipo. Da un lato sono grandi centri di raccolta su base etnica, quindi di per sè discriminatori poiché rappresentano veri e propri ghetti. Sono strutture che dovrebbero essere provvisorie, in particolare il progetto dovrebbe durare sei mesi, ma l'esperienza insegna che spesso si trasformano in strutture permanenti.
Inoltre sono costosissime. "Si parla di più di duemila euro a famiglia al mese - osserva il presidente della 21 luglio - per un investimento di 1,2 milioni di euro, ma in assenza di reali progetti di inclusione". Risorse che, se spese in altro modo, potrebbero essere più efficaci.

Proprio l'Associazione 21 luglio, lunedì prossimo in Senato, presenterà il suo rapporto annuale sulle baraccopoli rom in Italia, di cui l'associazione stessa chiede il superamento.
"I margini del margine" è il titolo dello studio che fotografa la situazione italiana, che è fatta di esempi negativi come quello romano, ma anche di modelli virtuosi come quelli di Moncalieri, Sesto Fiorentino e Palermo, dove le risorse spese per strutture che violavano i diritti umani sono stati riconvertiti in progetti di inclusione.

L'Amministrazione Raggi, invece, fin qui ha scelto la linea emergenziale, che ha prodotto i risultati che abbiamo visto ieri.
"Il problema dell'Amministrazione romana è l'incompetenza, che è più grave della non volontà politica - conclude Stasoll - A Roma ci sono tante associazioni, accademici ed esperti del tema, ma non esiste un tavolo in cui vengono consultati. È l'idea dell'uomo solo al comando che vuole rivoluzionare la città, ma senza avere strumenti, conoscenze e capacità".

ASCOLTA L'INTERVISTA A CARLO STASOLLA:

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