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La storia cancellata dall'esame di maturità, ma anche dalla società

Polemiche per la decisione del Miur di cassare dall'esame la traccia storica.


di Alessandro Canella
Categorie: Istruzione, Storia
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Col pretesto che l'opzione veniva scelta solo dall'1% degli studenti, una circolare del Miur cancella il tema di storia dall'esame di maturità. Protestano gli storici e gli insegnanti, ma anche tanti cittadini. Le interviste al direttore dell'Istituto Parri, Luca Alessandrini, e al docente di storia Jacopo Frey.

Con la circolare n. 3050 del 4 ottobre 2018 e col Documento di lavoro della commissione presieduta da Luca Serianni, il Ministero della Pubblica Istruzione, dell'Università e della Ricerca (Miur) ha cancellato dalla prova scritta all'esame di maturità la traccia storica.
La decisione ha scatenato le ire di storici e docenti, ma anche di tanti cittadini, che in un appello hanno chiesto al ministro Marco Bussetti di rivedere la decisione.

La protesta è una questione sia di merito che di metodo. "La scomparsa della tradizionale traccia di Storia dalle tipologie previste per l’esame di maturità sembra seguire un percorso di marginalizzazione della storia nel curriculum scolastico - si legge nell'appello del Coordinamento della Giunta centrale per gli studi storici e delle Società degli storici - già iniziato con la diminuzione delle ore d’insegnamento negli istituti professionali".
Non solo: "Questa scelta è stata fatta senza che né il Ministero, né la preposta Commissione abbiano mai consultato gli storici, gli insegnanti e gli studenti, nelle scuole e nel mondo accademico", si osserva.

Una volta scoppiata la bufera, il presidente della Commissione che ha portato al taglio del tema di storia, Luca Serianni, ha risposto con motivazioni che sembrano rispondere a criteri di marketing e di mercato più che a questioni pedagogiche ed educative. "Il tema di storia era svolto dall’1% degli studenti - ha affermato Serianni - La storia non scomparirà del tutto: sarà una delle tracce di italiano possibili e sarà presente di anno in anno nella proposta che farà il Ministero. Bisognerebbe rafforzare e provvedere prima, affinché i candidati la scelgano".

Ai nostri microfoni il direttore dell'Istituto Storico "Ferruccio Parri", Luca Alessandrini, e il docente di storia Jacopo Frey commentano la vicenda.
"Considero questa una provocazione, l'ennesima - spiega Alessandrini - L'attuale tendenza della politica, da 25 anni a questa parte, è quella di rimuovere la storia". Ciò, secondo lo storico, avviene perché il pensiero unico liberista ci ha inchiodati al presente. "Si dice sempre che chi non ha passato non ha futuro - osserva Alessandrini - Oggi è vero il contrario: chi non ha futuro non ha passato". Il declino della storia è segno dei tempi, poiché finché la società è ferma la storia non servirà.
In altre parole: la storia serve per conoscere quali potevano essere le opzioni e le alternative, anche se poi ne è stata scelta solo una. Finché si vive in una società che non ammette alternative, lo studio della storia verrà accantonato.

Alessandrini, pur condividendo l'indignazione degli storici accademici, non risparmia critiche ai colleghi, in particolare per quel che riguarda l'appeal che la storia ha nelle scuole. L'1% di cui parlava Serianni, secondo Alessandrini, dovrebbe preoccupare e interrogare il modo di fare storia oggi, al fine dal renderlo utile e importante.
"Ricordo che 21 anni fa, in occasione della riforma Berlinguer, io e altri colleghi proponemmo di riformare l'insegnamento della storia procedendo a ritroso, partendo dal presente e risalendo nel passato. All'epoca ci fu una grande opposizione di chi sosteneva che se non si conoscono i greci non si può comprendere il presente". Ma la storia, per Alessandrini, non è semplicemente un susseguirsi cronologico di fatti, ma un insieme di nodi che possono essere analizzati in diverse epoche. Ecco perché il direttore dell'Istituto Parri sostiene che bisogna operare una riforma radicale dell'insegnamento della storia.

ASCOLTA L'INTERVISTA A LUCA ALESSANDRINI:


Jacopo Frey, insegnante di italiano e storia, riflette sui cambiamenti in corso negli ultimi tempi nella scuola. Da un lato le riforme sembrano occhieggiare al mercato, preoccupandosi di aumentare la spendibilità dei titoli; dall'altro alcune riorganizzazioni sembrano rispondere più ad esigenze ministeriali in materia di risparmio sulle ore dei docenti che ad esigenze educative e didattiche.
Per fare un esempio, oggi nelle scuole professionali gli studenti fanno una sola ora di storia alla settimana, mentre le ore di educazione fisica sono due.
Che rivedere le modalità di insegnamento della storia sia necessario è d'accordo anche il docente, secondo cui, però, ciò può e deve avvenire attraverso un confronto dei docenti e non con decisioni calate dal Ministero.

ASCOLTA L'INTERVISTA A JACOPO FREY:

Tags: Scuola, Storia, miur

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