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Spagna, l'irrisolta questione catalana avvantaggia le destre

Il governo Sanchez abbattuto dagli indipendentisti con cui aveva dialogato.


di Alessandro Canella
Categorie: Esteri
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Pedro Sanchez

Nonostante le trattative sottobanco con il governo spagnolo e una Finanziaria che concedeva più fondi alla Catalogna, gli indipendentisti fanno cadere il governo di Pedro Sanchez. Alle prossime elezioni la sinistra è malconcia, anche per la crisi interna di Podemos. Ad essere favorite sono le tre destre: il Ppe, Ciudadanos e l'estrema destra di Vox. L'intervista a Luca Tancredi Barone.

Ci si può girare intorno, ma la scelta dei parlamentari catalani di non votare la legge di Bilancio del governo guidato dal socialista Pedro Sanchez, rischia di favorire gli acerrimi nemici degli indipendentisti: la destra estrema e quel Partito Popolare che ha usato le armi della repressione, sia giudiziaria che di strada, per soffocare il desiderio di indipendenza della Catalogna.
Non a caso, gli stessi deputati che hanno di fatto segnato la fine del governo Sanchez, lo hanno fatto con molte remore.

È uno scenario fosco quello che si prefigura oggi per la Spagna, che potrebbe essere l'ennesimo Paese europeo a vedere salire al potere le destre, dopo che erano state messe all'angolo grazie alla mozione di sfiducia a Mariano Rajoy.
I sondaggi danno Vox, l'estrema destra che si è affermata in Andalusia, ormai al 10%. L'esperienza di governo nella regione meridionale spagnola potrebbe essere replicata a livello nazionale e, stando sempre alle proiezioni, le tre forze conservatrici (Ppe, Ciudadanos e Vox) insieme supererebbero il 50% dei consensi.

A spiegare come si è arrivati fino a qui è il giornalista Luca Tancredi Barone, che ai nostri microfoni ha sottolineato come Sanchez abbia ereditato da Rajoy la difficile e irrisolta questione catalana.
Dei piccoli passi in avanti sono stati fatti, in questi pochi mesi di governo socialista si sono svolte delle trattative sottobanco, che sono rimaste tali perché da un lato gli indipendentisti catalani dovevano gestire delle pressioni dal basso, mentre i socialisti subivano altrettante pressioni, ma da parte della destra che li accusava di essere traditori della Spagna.

La tensione si è impennata qualche giorno fa, con l'indicazione di un mediatore per la questione, che ha portato la destra a cavalcare il tema, dando vita ad una manifestazione di piazza. Il governo ha dovuto fare marcia indietro.
La sfortunata coincidenza del voto per la legge di Bilancio con l'avvio dei processi che vedono imputati con l'accusa di sedizione i leader indipendentisti hanno fatto il resto, fino al voto di ieri.

"In realtà Sanchez non sarebbe obbligato ad andare a nuove elezioni, perché in Spagna non esiste il voto di fiducia come in Italia - sottolinea il giornalista - Potrebbe andare avanti a suon di decreti, se trovasse i numeri per farli approvare".
Molto importante, però, sarà anche la scelta, in capo a Sanchez, del giorno del voto, poiché in Spagna si accavallano già altre scadenze elettorali: le europee di maggio e il voto amministrativo di tutti i Comuni. Anche la data del voto, quindi, sarà decisiva per capire quale sarà il destino del Paese iberico.

ASCOLTA L'INTERVISTA A LUCA TANCREDI BARONE:
 

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