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Semino, quando l'agricoltura è sociale, bio e multiculturale

Il progetto per la coltivazione di ortaggi tipici dei Paesi dei migranti.


di Alessandro Canella
Categorie: Ambiente, Migranti
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Kilowatt, Pictor, Local to you e Rescue hub danno vita a Semino, un progetto di agricoltura sociale che, attraverso l'inserimento lavorativo di migranti, produce ortaggi tipici delle popolazioni migranti presenti in Italia. Dalla curcuma al fagiolo dell'occhio, dall'ocra al daikon, nei campi e a tavola il multiculturalismo (che riduce anche l'inquimanento dovuto all'importazione).

La coltivazione di ortaggi tipici di Paesi lontani, come il gombo (noto anche come ocra), il fagiolo dall'occhio, il daikon o la richiestissima curcuma, per la prima volta coltivata in Italia da una filiera controllata.
È di questo che si occupa Semino, un progetto di agricoltura sociale nato e sviluppatosi a Bologna da una rete che parte da Kilowatt, passa per la cooperativa Pictor e per l'e-commerce di Local to You e arriva fine al Rescue Hub della Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna.

Un progetto che ha molte particolarità. La più evidente sta senza dubbio nei prodotti coltivati: ortaggi tipici delle tradizioni alimentari dei migranti presenti in Italia oggi. Un'iniezione di multiculturalismo alimentare, che al tempo stesso racconta la storia di quelle persone e riduce l'inquinamento dovuto all'importazione.
La coltivazione, inoltre, è possibile grazie all'inserimento di giovani migranti, che hanno trovato un lavoro nei tre ettari di campi della cooperativa Pictor a Budrio.

Le fasi della produzione, la verifica dei metodi colturali e la sperimentazione degli stessi in territori non autoctoni viene seguito del Rescue Hub di Agraria, che ha potuto verificare come le varietà selezionate fin qui siano piuttosto resilienti, resistendo bene agli stress idrici e non avendo bisogno di ingenti quantità d'acqua.
Il passaggio successivo, quello della distribuzione, viene curato da Local to you, piattaforma di e-commerce che si occupa di vendere prodotti locali e biologici.

Ed è proprio il biologico il metodo di coltivazione utilizzato, con un'attenzione particolare al potere nutritivo e salutistico dei prodotti.
Sul sito del progetto (consultabile qui) ogni dettaglio ha il suo approfondimento.
"Abbiamo iniziato da Bologna, ma in futuro ci piacerebbe esportare anche altrove il progetto", ha spiegato ai nostri microfoni Samanta Musarò, responsabile di Semino.
Il progetto Semino sarà presentato anche al festival Resilienze, da oggi a domenica alle Serre dei Giardini Margherita.

ASCOLTA L'INTERVISTA A SAMANTA MUSARÒ:

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