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Salvini in Israele non ne ha azzecata una

Il ministro degli interni in Israele ha portato "incompetenza e arroganza"


di Anna Uras
Categorie: Esteri
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Salvini è andato in Israele, non invitato, ed è stato subito contestato. Poi ha detto che Israele è "il baluardo della democrazia in Medio Oriente", che Hezbollah sono "terroristi islamici", ed è uscito di scena lasciando al memoriale dell'olocausto la dedica "xché questo non accada mai più". Il commento di Luisa Morgantini.

La visita non richiesta di Salvini in Israele si è risolta in una serie di gaffe diplomatiche e dichiarazioni inappropriate, in quello che per Luisa Morgantini è stato un misto di incompetenza e arroganza. Arroganza perché il Ministro degli Interni italiano, abbracciando senza riserve le politiche di Netanyahu (senza neanche essere stato invitato a farlo) si è distaccato dalla linea dell'Unione Europea e delle nazioni Unite, che invece hanno ripetutamente condannato seppur con scarso successo e interventismo le azioni illegali di Israele nei confronti dei palestinesi e le ripetute violazioni dei diritti umani. "Ma le dichiarazioni pericolosissime - spiega Luisa Morgantini, già vicepresidente del Parlamento Europeo e fondatrice di Assopace Palestina - che mostrano l'incompetenza e la tracotanza di Salvini è quando lui ha dichiarato che gli Hezbollah sono terroristi islamici. Dimenticandosi che Hezbollah sta nel governo Libanese e che ha combattuto l'Isis e il fondamentalismo islamico in diversi luoghi. Anche la ministra italiana gli ha ricordato che al confine con il Libano c'è l'Unifil, ci sono gli italiani che stanno monitorando la situazione tra Israele e il Libano". Come missione dell'Onu, l'Unifil "è super partes e non commenta le posizioni politiche espresse dai governi dei Paesi". Ha infatti dichiarato all'ANSA Andrea Tenenti, il portavoce della forza di interposizione delle Nazioni Unite nel sud del Libano, al confine con Israele, in merito alle parole del ministro dell'Interno che ha accusato i miliziani di Hezbollah di essere "terroristi islamici" dopo aver visitato i tunnel scoperti da Israele. L'Unifil è attualmente sotto comando italiano.

Fin da prima che iniziasse a tweettare e rilasciare dichiarazioni, la presenza di Salvini aveva già suscitato proteste in Israele. "Intanto è proprio stata una scelta di Salvini -sottolinea Morgantini - perché non è stato invitato da Israele ma è lui che ha deciso di farsi invitare. Ovviamente con la felicità di Netanyahu e dei rappresentanti del governo ma non di tutti gli israeliani. Haaretz per esempio, che è un giornale molto importante israeliano ha pubblicato diversi articoli dicendo che questa è la destra europea che arriva e che sicuramente non fa il bene di Israele avere questo tipo di amici. Ma anche poi quando Salvini è arrivato davanti allo Yad Vashem di fronte c'era un gruppo di Israeliani guidati da un parlamentare del partito di Addash che diceva non usare lo Yad Vashem, sei amico di Mussolini, hai usato anche la frase molti nemici molto onore, non stare qui". Quest'ultima accusa fa riferimento a un tweet di Matteo Salvini del 29 luglio scorso, ricorrenza della nascita del Duce, in cui il leader del carroccio aveva strizzato l'occhio ai nostalgici del fascimo con la frase "tanti nemici, tanto onore."

Comunque non si può accusare il ministro degli interni di non aver lasciato Israele con un messaggio profondo in memoria delle vittime dell'olocausto. Sul libro dei visitatori al memoriale, Salvini ha infatti lasciato la profonda e commovente dedica: «Da papà, da uomo, solo dopo da ministro, il mio impegno, il mio cuore, la mia vita xché questo non accada mai più e xché i bimbi, tutti i bimbi, sorridano».

ASCOLTA LE PAROLE DI LUISA MORGANTINI:

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