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Sabato l’Onda Pride arriva a Bologna

Corpi R-Esistenti: la risposta alle destre e all’oppressione arriva dalla solidarietà dei corpi


di Anna Uras
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L’onda Pride arriva a Bologna, l’appuntamento è sabato 7 luglio ai giardini Margherita e il tema di quest’anno è Corpi R-Esistenti. Tornano i carri musicali, dopo anni di assenza, in risposta alla “volontà di essere un po’ più indecorose e rumorese, come è giusto essere di questi tempi”. Ne abbiamo parlato con il presidente del Cassero Vincenzo Branà.

Sabato 7 luglio torna l’appuntamento annuale con il Pride di Bologna, una giornata di festa ma soprattutto di rivendicazione e di lotte, come riassunto dal tema di quest’anno: Corpi R-Esistenti. “ Questo tema – spiega il presidente del Cassero Vincenzo Branà - è un modo di ri-attualizzare la lotta alle oppressioni, cioè quella che ci viene dai partigiani, in un momento come quello che attraversiamo oggi che di resistenza ha molto bisogno. Soprattutto rimettiamo al centro il corpo che è ancora, purtroppo, campo di battaglia e luogo di oppressione, e che ha bisogno di essere portato in piazza come elemento di forte mobilitazione”.

E sul tema del corpo Branà sottolinea anche l’anniversario dei quarant’anni della legge per l’interruzione volontaria di gravidanza in Italia, in occasione del quale poco più di un mese fa si sono susseguite manifestazioni in tutta Italia per rivendicare il diritto all’aborto e l’insufficenza della legge 194.

Ma il tema dell’aborto non è solo italiano, così come non lo sono l’Onda Pride e il femminismo. Branà ricorda infatti la recente presenza a Bologna di Marta Dillon, tra le fondatrici di Ni Una Menos in Argentina e attualmente impegnata nella battaglia per l’aborto nel suo Paese. “Con Marta abbiamo chiacchierato a lungo della necessità di costruire reti orizzontali per tornare a rimpire le piazze. In Argentina questa mobilitazione ha portato in piazza un milione di donne e pochi giorni dopo il nostro Pride arriverà in quella terra il voto conclusivo per quella legge. Quindi essere in piazza vuol dire prima di tutto trasmettere un sostegno a tutte le altre piazze che in tutto il mondo si muovono per la rivendicazione dei diritti. Ma vuol dire anche reimparare a ricostruire quei tessuti che oggi vacillano e la cui fragilità è stata il primo viatico per aprire le porte alle destre e per spianare la strada a chi oggi ci chiede di chiuderci”.

Infine, a chi vorrebbe un Pride più politicamente corretto, a chiede “di non denudarsi” o a chi semplicemente ha molti amici gay ma pensa che oggi del Pride non ci sia più bisogno, Branà risponde così: “Io credo che il prendersi le piazze sia il primo antidoto per evitare l’oppressione. Abbiamo scelto di rimettere al centro il corpo anche per contrastare quel tentativo che c’è sempre di riposizionare il Pride in una formula più politicamente corretta. Il Pride è un grande momento di libertà, è la risposta di una comunità ad anni di oppressione ed è anche un grande momento comunitario”.

ASCOLTA LE PAROLE DI VINCENZO BRANÀ:

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