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Ridicolizzare in rete: l'incultura digitale produce polarizzazione

Un'analisi del comportamento digitale di figure note e la sua conseguenza.


di Alessandro Canella
Categorie: Società
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Da Mentana a Burioni, il "vizio" di alcuni volti famosi di ridicolizzare sui social network commentatori con molta meno notorietà (e a volte cultura) tradisce una scarsa alfabetizzazione digitale e genera ed esaspera la polarizzazione. Massimo Mantellini analizza il fenomeno che in Italia viene addirittura esaltato attraverso convegni.

Il caso più noto è forse quello di Enrico Mentana, che su Facebook definì "webete" un proprio commentatore. Il neologismo divenne subito virale, il direttore del Tg di La7 fu celebrato come eroe nazionale e il caso divenne addirittura materia da convegni.
L'atteggiamento di personaggi famosi, volti televisivi del giornalismo o della politica, che sui social network rispondo "per le rime", ridicolizzando commentatori che hanno molta meno notorietà e a volte cultura, è però un fenomeno molto italiano, come osserva il giornalista Massimo Mantellini, esperto ed attento osservatore delle dinamiche in rete.

Nel suo articolo "Manuale per ridicolizzare il prossimo ", Mantellini analizza il fenomeno e prova a fornire qualche chiave interpretativa sulle cause che lo producono e sulle conseguenze che genera.
"Sembrerebbe chiaro che Mentana goda a crocifiggere digitalmente i suoi peggiori commentatori - scrive Mantellini - a sottolinearne i tic e le miserie, ad elevare i loro nomi a fenomeno da baraccone del giorno. È altrettanto chiaro che parte di questo piacere è legato al wow effect che ogni volta simili sue risposte scatenano. Centinaia di altri commenti sottolineeranno la stima per il direttore e il compiacimento per la lezione impartita al cretino di turno".

Il comportamento di Mentana (e di altri personaggi noti come lui che si dilettano in questa pratica), però, tradisce due "difetti": una scarsa alfabetizzazione digitale e l’abitudine a considerare il proprio ruolo di figura dominante, trascurando che, almeno formalmente, la rete è un ambiente comunicativo paritario.
"Sulla stampa e nei telegiornali - spiega il giornalista ai nostri microfoni - arrivano solo piccoli frammenti di questa specie di conversazione fra grandi e piccoli e sono i frammenti peggiori, perché polarizzano ulteriormente la comunicazione. Questo è un peccato perché l'ambiente digitale era nato ed era stato pensato per avvicinare i punti di vista delle persone e non polarizzarli ulteriormente".

ASCOLTA L'INTERVISTA A MASSIMO MANTELLINI:

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