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Regeni, pezzi di verità e rischio di patti

L'inchiesta sull'uccisione del ricercatore ad un anno dalla sua scomparsa.


di Alessandro Canella
Categorie: Movimento, Giustizia
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Alla vigilia dell'anniversario della scomparsa di Giulio Regeni, viene diffuso un video in cui il ricercatore rifiuta di dare denaro al responsabile del sindacato autonomo degli ambulanti. Voluto dalla National Security, sarebbe servito ad incastrare Regeni e a dimostrare che era una spia, ma nel filmato Giulio dimostra di essere un ricercatore. La verità sulla sua morte, però, potrebbe essere sacrificata per i buoni rapporti tra Italia ed Egitto. L'intervista a Riccardo Noury di Amnesty International.

È passato ormai un anno da quel 25 gennaio 2016 quando Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano, scomparve in Egitto, per poi essere ritrovato cadavere qualche giorno dopo. Quasi subito, dati i segni di tortura rinvenuti sul suo corpo, apparve chiaro che Giulio fu sequestrato ed ucciso da servizi di intelligence egiziani che sospettavano fosse una spia, paranoia frequente nell'instabilità politica e date le guerre intestine al regime di Al Sisi.
Fin da subito, però, l'Egitto ha provato ad insabbiare e depistare le indagini sulla morte del giovane, con metodi purtroppo noti anche in Italia: denigrazione della vittima, menzogne e, quando le bugie raccontate non reggevano e il governo italiano ha provato a fare la voce grossa, provando a consegnare presunti responsabili, legati alla malavita.

Ad un anno dalla scomparsa di Giulio la verità completa è ancora lontana, ma qualche pezzo è emerso, talvolta dai goffi tentativi delle autorità egiziane di dimostrare che il ricercatore in realtà era una spia. È questo che si evince dal filmato diffuso ieri, registrato dal responsabile del sindacato autonomo degli ambulanti, Mohammed Abdallah, ma voluto dalla National Security.
Nel filmato, il sindacalista chiede soldi a Regeni, con la scusa di dover curare la moglie, ma il ricercatore risponde che non può darli, che non sono suoi ma dell'Università e che non sarebbe professionale.
L'ambulante, poi, segnalerà Regeni alle autorità, sostenendo che fosse una spia.

In realtà, emerge l'esatto contrario: Regeni non era una spia e i servizi segreti egiziani, da quel filmato, non potevano ricavare prove che dimostrassero la colpevolezza del giovane.
Interrogato sul perché abbia segnalato Giulio alle autorità, Abdallah afferma di non averlo fatto per la frustrazione di non aver ricevuto il denaro richiesto, ma per senso di patria e dovere di garantire la sicurezza del proprio Paese. Una versione che non regge affatto.

Se il filmato aiuta a smontare le tesi egiziane, però non fa avanzare di una virgola le indagini sulla morte del giovane. Fin dalle prime settimane dopo il ritrovamento del cadavere, alcune associazioni umanitarie, tra cui Amnesty International, paventarono il rischio che la verità e la giustizia per Regeni potessero essere sacrificate sull'altare dei rapporti economici tra Italia ed Egitto.
Un rischio che, secondo la ricostruzione che offre oggi Il Fatto Quotidiano, potrebbe trasformarsi in realtà. In un articolo intitolato "Il patto Roma-Cairo: l'ambasciatore vale gli 'aguzzini' di Giulio", il giornalista Pierfrancesco Curzi sostiene che due poliziotti di secondo piano potrebbero essere "sacrificati", cioè individuati come i responsabili dell'uccisione di Giulio, per effettuare uno scambio, che dalla parte italiana prevede il ritorno dell'ambasciatore Giampaolo Cantini nella capitale egiziana.

"C'è chi sostiene che dovremmo vedere il bicchiere mezzo pieno - sostiene ai nostri microfoni Riccardo Noury, portavoce di Amnesty - perché almeno c'è il riconoscimento che persone in divisa dello Stato egiziano sono coinvolte. Se a questa verità ci arriviamo per stanchezza, perché non si può ottenere di più, perché bisogna trattare con l'Egitto su temi come la Libia, l'immigrazione, il terrorismo, del petrolio, del turismo, del commercio, se tutto viene prima dei diritti umani, sarà una fine insoddisfacente".
Amnesty ricorderà Regeni domani, nell'anniversario della sua scomparsa. A mezzogiorno, all'Università La Sapienza, verranno letti brani dei suoi diari, mentre alle 19.41, ora della sua scomparsa, a Montecitorio e in altre città d'Italia ci saranno delle fiaccolate.


Ascolta l'intervista a Riccardo Noury

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