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Referendum: "Diminuire gradualmente i fondi"

Vendoliani, grillini e Gruppo Misto illustrano la loro posizione per il Consiglio sul referendum.


di Alessandro Canella
Categorie: Istruzione
Salsi Pieralisi Bugani
Da sinistra: Federica Salsi (Gruppo Misto), Mirco Pieralisi (Sel) e Massimo Bugani (M5S)

Lunedì il Consiglio comunale comincia la discussione sul risultato del referendum sui finanziamenti alle scuole paritarie. Sel, M5S e Gruppo Misto fanno fronte comune e chiedono una riduzione progressiva dei fondi, a partire dal taglio del 50% nel 2014.

Vendoliani, grillini e Gruppo Misto faranno fronte comune sul tema del risultato referendario. Lunedì infatti, il Consiglio comunale si riunirà per discutere sul responso delle urne del 26 maggio, quando i cittadini bolognesi hanno manifestato la volontà di cancellare il contributo che annualmente Palazzo D'Accursio elargisce alle materne paritarie private.
In una conferenza stampa congiunta che sembra riproporre gli assetti parlamentari, i gruppi consigliari di Sel, M5S e Federica Salsi del Gruppo Misto chiedono al Consiglio di deliberare una diminuzione progressiva del finanziamento, a partire da un taglio del 50% nel 2014.

Se Pd e centrodestra tirassero dritto, sottolineano sia Mirco Pieralisi (Sel) che Marco Piazza (M5S), si allargherebbe il solco tra le istituzioni e i cittadini e calerebbe il sipario sul concetto di partecipazione.
Il tema della scuola, inoltre, non rappresenta più un tema vincolante per la maggioranza di centrosinistra e a spiegare il perchè è il consigliere vendoliano: "Noi chiederemo a tutti i consiglieri di votare la nostra proposta, perchè ci troviamo di fronte alla volontà chiara dei cittadini che ha valicato i confini dei partiti".
Le speranze per un ripensamento, però, sono poche, come osserva Federica Salsi.

Nella giornata di ieri il vendoliano Lorenzo Cipriani ha smontato una delle argomentazioni dello schieramento delle "larghe intese", quello che ha difeso il finanziamento, ovvero che la consultazione sarebbe costata oltre mezzo milione di euro. Conti alla mano, il consigliere ha rivelato che il costo del referendum non ha superato i 300mila euro. E quest'oggi il grillino Massimo Bugani aggiunge elementi: "Se il referendum fosse stato accorpato alle elezioni politiche, come chiedevano i referendari, si sarebbero risparmiati ulteriori 187mila euro di spedizioni postali per informare i cittadini sull'ubicazione dei seggi".


Ascolta l'intervista a Massimo Bugani e Mirco Pieralisi

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