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Referendum scuola, l'ostinazione di Merola: si vota un giorno solo

L'incontro in Comune tra il sindaco e gli attivisti del Comitato Articolo 33.


di Alessandro Canella
Categorie: Istruzione, Politica
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All'incontro con Articolo 33 il sindaco rimane fermo: si vota il 26 maggio. Bocciata la richiesta dei referendari di votare su più giornate. Palazzo D'Accursio annuncia che non farà campagna elettorale.

Lunedì scorso il sindaco di Bologna Virginio Merola ha sciolto la riserva sulla data del referendum proposto dal Comitato Articolo 33 sui finanziamenti comunali alle materne private. Rifiutando la richiesta dell'accorpamento con le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio scorso, il sindaco ha indicato nel 26 maggio la data per la consultazione.
L'annuncio in Consiglio comunale e i duri attacchi ai referendari hanno sollevato non poche polemiche, anche interne alla maggioranza di Palazzo D'Accursio. Delusi dalla linea dura del primo cittadino, gli attivisti di Articolo 33 avevano allora chiesto che almeno si potesse votare su più giornate, come avviene per ogni tornata elettorale e come è avvenuto, ad esempio, per il referendum comunale sulle farmacie.

Oggi Merola ha incontrato i referendari ed ha mantenuto la sua linea intransigente ed ostinata: si voterà solo il 26 maggio, dalle 8 alle 22.
Respinte dunque le nuove richieste del comitato e dei 13mila cittadini che hanno firmato perché il referendum venisse indetto.
"L'incontro di oggi - spiega Francesca De Benedetti, portavoce di Articolo 33 - è stata una pura presa d'atto. Avevamo chiesto un incontro a dicembre, appena consegnate le firme, ma il sindaco ha acconsentito a vederci solo oggi, ad annuncio fatto".

Le ragioni del rifiuto alla possibilità di svolgere il referendum su più giornate sono di natura economica. Secondo Palazzo D'Accursio gli straordinari da pagare e le spese da sostenere, seppur non ancora calcolate, aumenterebbero se la votazione avvenisse in più giorni. Ragioni che cozzano con la decisione di rifiutare l'accorpamento con le politiche, dal momento che, oltre alla maggior partecipazione, la richiesta dei referendari teneva in considerazione anche motivazioni economiche.

"Il sindaco si assumerà le sue responsabilità", ribadiscono i referendari, che ora si rimboccano le maniche per portare più persone possibili a votare.
Dal canto suo Palazzo D'Accursio assicura che non farà campagna elettorale, ma spenderà risorse solo per informare la cittadinanza sul referendum.


Ascolta l'intervista a Francesca De Benedetti

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