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Oro rosso, sfruttamento e violenza sulle donne per fragole e pomodori

Il libro inchiesta e la mostra di Stefania Prandi su caporalato e sfruttamento femminile.


di redazione
Categorie: Donne
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Un libro inchiesta e una mostra per indagare lo sfruttamento e le violenze subite dalle donne nei campi di Italia, Spagna e Marocco. La giornalista Stefania Prandi presenta “Oro rosso. Fragole, pomodori, molestie e sfruttamento nel Mediterraneo” e alza il velo su un fenomeno rimosso.

Il tema della discriminazione di genere sul luogo del lavoro e delle sue implicazioni, come molestie sessuali, ricatti e violenze verbali perpetrati ai danni delle lavoratrici, non è nuovo: a pochi mesi fa risale lo scandalo nel mondo hollywoodiano che ha riguardato il produttore Harvey Weinstein e la nascita di #MeToo, il movimento internazionale di denuncia da parte delle donne che hanno subito soprusi del genere. Lo stesso fenomeno tende, invece, a rimanere taciuto, quando riguarda sfere sociali ed economiche molto più umili. Ne è un esempio la categoria delle braccianti agricole italiane e straniere che in Puglia, Sicilia, Spagna e Marocco si occupano di raccogliere fragole e pomodori in condizioni di lavoro non dignitose, sottopagate rispetto agli uomini e vittime di violenza di vario genere da parte dei datori di lavoro o, in particolare in Puglia, da parte dei cosiddetti ‘caporali’.

Alle braccianti donne la giornalista e fotografa freelance Stefania Prandi ha dato voce libro-inchiesta “Oro rosso. Fragole pomodori, molestie e sfruttamento nel Mediterraneo”, edito da Settenove.
“Mi occupo di questioni di genere da vari anni e mi sono resa conto che, rispetto all’estero, in Italia si parla poco di violenza sul lavoro – spiega Prandi ai nostri microfoni - Partendo dal caso delle rumene ricattate sessualmente a Vittoria, in Sicilia, denunciato in articoli di diverse testate, ho iniziato ad indagare ed ho scoperto che il fenomeno era più diffuso”. Il libro, infatti, documenta oltre centotrenta testimonianze di lavoratrici, sindacalisti ed associazioni tra Sicilia, Puglia, Spagna e Marocco. Difficile è fare una stima numerica del totale delle donne coinvolte in questo sistema di sfruttamento: molte, per paura di perdere il proprio lavoro, si rifiutano di condividere la propria esperienze e denunciare.

Basta considerare il numero delle donne reclutante quest’anno dal Marocco per la raccolta delle fragole a Huelva, in Spagna, per capire quanto è esteso questo sistema: “Soltanto per il tempo della raccolta, quindi dai tre ai cinque mesi, erano richieste 18mila marocchine, a cui vanno sommate le spagnole e le rumene – osserva l'autrice - In Italia, solo a Vittoria sono stimate 5.000 donne rumene che lavorano, mentre in Puglia si tratta di 18/20mila straniere e 40mila Italiane sfruttate, secondo i dati forniti da Flai-Cgil”.
Raccontare questo sistema di sfruttamento non è difficile solo perché mancano le denunce: l’omertà diffusa tra gli stessi produttori rende difficoltoso far emergere il problema e portarlo all’attenzione dell’opinione pubblica. La conseguenza di una mancata coscienza collettiva del fenomeno è che ci sono leggi contro la violenza sessuale, in particolare sul luogo di lavoro, ma poche sentenze vengono poi effettivamente emesse.

Proprio per diffondere la conoscenza del problema, a Bologna l’inchiesta di Stefania Prandi ha trovato diversi sostenitori. Primi fra tutti, le associazioni di donne del Quartiere Santo Stefano e Coop Allenza 3.0, impegnata nella campagna “Buoni e Giusti” in sostegno della legalità sul luogo di lavoro.
Venerdì 20 aprile la sala museale del Baraccano di via Santo Stefano ospiterà la mostra fotografica della Prandi: immagini che al pari delle parole rendono tangibile l’urgenza di fermare il sistema di lavoro raccontato in “Oro rosso”.  

Marta Campa

ASCOLTA L'INTERVISTA A STEFANIA PRANDI:

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