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Negozi, le fake news dei sostenitori del "sempre aperto"

Il dibattito sulla revisione delle aperture domenicali.


di Alessandro Canella
Categorie: Lavoro
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La revisione della deregulation sugli orari degli esercizi commerciali fa esplodere la polemica politica, in particolare tra il vicepremier Di Maio e Matteo Renzi. Nel dibattito in corso si inserisce Veronica Tagliati, segretaria della Filcams Cgil Emilia Romagna, che smonta alcune bufale sul tema: "Non è vero si perderanno posti di lavoro o vendite, perché nessuno dei due è aumentato".

Gli spauracchi che vengono lanciati oggi, nel momento in cui è cominciato l'iter della legge che rivede le liberalizzazioni degli orari degli esercizi commerciali introdotta dal governo Monti, assomigliano a quelli lanciati nella campagna elettorale che ha preceduto il refeferendum costituzionale del 4 dicembre 2016.
Allora il Partito Democratico, la Confindustria e altri soggetti si sbracciavano a dire che se avesse vinto il "No" ci saremmo dovuti aspettare catastrofi di ogni tipo. Mancava giusto l'invasione delle cavallette e lo scenario che veniva dipinto sarebbe stato apocalittico.

Ovviamente nulla di tutto quello che era stato paventato si verificò e, a posteriori, possiamo catalogare quegli allarmi come pura propaganda.
La sensazione che oggi si stia ripetendo la stessa cosa è forte. Di fronte ad un'apertura domenicale a rotazione (quindi non più selvaggia) degli esercizi commerciali, così come proposto dal M5S per venire incontro alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro richiesta dai dipendenti della grande distribuzione, c'è chi parla di perdita di occupazione e di vendite per un settore, il commercio, che non si è mai risollevato del tutto dalla crisi economica.
Ad alimentare la polemica, questa volta a parti invertite, sono i social network, dove non è raro veder paragonare i centri commerciali ai servizi fondamentali, come gli ospedali.

Ad inserirsi in questo dibattito, ai nostri microfoni, è Veronica Tagliati, segretaria della Filcams Cgil dell'Emilia Romagna.
"La prima cosa che mi sento di dire - commenta - è che bisognerebbe un minimo sapere di cosa si parla quando si commenta. Gli ospedali o il servizio antincendio dei vigili del fuoco sono servizi essenziali, fare la spesa in un centro commerciale no. Specialmente se durante la settimana ogni consumatore ha dalle 8.00 alle 22.00 per fare la spesa".

Tagliati precisa anche che la posizione del suo sindacato non è quella della chiusura totale, ma un ritorno a quanto accadeva prima del 2011, quando le aperture domenicali erano decise su base territoriale, tenendo conto delle caratteristiche e dei bisogni del luogo. Una rotazione che non penalizzava i piccoli commercianti, messi in difficoltà dall'apertura selvaggia delle grandi superfici di vendita, e che consentiva comunque l'apertura in periodi di grande vendita dell'anno, come sotto Natale.

Quanto al rischio di perdere posti di lavoro o fatturato della grande distribuzione, la sindacalista smentisce quelle che suonano come vere e proprie fake news.
"Le liberalizzazioni del governo Monti non hanno portato in questa regione, ma nemmeno nel resto d'Italia, né posti di lavoro in più, né aumenti delle vendite. Visto che gli obiettivi del decreto Monti erano questi, forse è questo il tema su cui ragionare".
Secondo Tagliati, quindi, non si perderanno posti di lavoro, ma verranno solitamente riposizionate le vendite durante la settimana. Cosa attualmente accaduta perché, vista la deregulation, le catene della grande distribuzione hanno spostato le promozioni nel fine settimana.

Come hanno testimoniato più indagini, quindi, dal 2011 in poi gli acquisti si sono semplicemente spalmati su sette giorni invece che su sei, ma i volumi di affari non sono aumentati.
"Allo stesso modo non sono aumentati i posti di lavoro - continua Tagliati - Abbiamo solo creato disagio con la frammentazione degli orari di questi lavoratori, per lo più part-time, con difficoltà organizzative davvero complesse".
Un altro effetto prodotto dalle liberalizzazioni del governo Monti in questi anni è stato un aumento feroce della competitività nel settore, per il quale i punti vendita devono restare aperti anche se non rientrano nelle spese poiché i competitor rimangono aperti.

ASCOLTA L'INTERVISTA A VERONICA TAGLIATI:




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